Elezioni in Emilia Romagna, Matteo Salvini si gioca le carte Gregoretti e Bibbiano per la vittoria nella volata finale.

A meno di un mese dalle attesissime elezioni regionali in Emilia Romagna, Matteo Salvini pregusta il clamoroso colpo di scena. Dopo aver trascorso le ultime settimane a inseguire, la coalizione di Centrodestra avrebbe appianato lo svantaggio nei sondaggi e potrebbe arrivare alla clamorosa vittoria che andrebbe a mettere in discussione la legittimità del governo in carica.

Elezioni in Emilia Romagna, i due assi nella manica di Matteo Salvini

Con il Centrodestra che ha in pratica azzerato lo svantaggio nei sondaggi, Matteo Salvini ha ancora due assi nella manica da giocarsi per andare a vincere in Emilia Romagna: il caso del voto sulla Gregoretti e il caso Bibbiano, passato in secondo piano nelle ultime settimane ma pronto ad emergere con prepotenza al momento opportuno. Ossia al termine del tour elettorale del leader della Lega.

Il caso Gregoretti e l’incertezza del governo

Sul caso Gregoretti il più grande alleato di Salvini è il governo. Pd, Italia Viva e Movimento 5 Stelle hanno chiesto in Giunta il rinvio del voto sul leader della Lega. Il timore è che votare per mandarlo a processo prima delle elezioni possa regalargli un’ondata di voti in extremis. Voti che potrebbero consegnarli la vittoria.

La soluzione ipotizzata dalle forze di maggioranza è quella di rinviare il voto alla fine di gennaio o ai primi di febbraio. Un’incredibile prova di debolezza. Di Maio, Zingaretti e Renzi hanno deciso di voler mandare Salvini a processo ma hanno paura delle conseguenze delle proprie azioni. E non c’è niente di peggio di una politica poco coerente.

Matteo Salvini
Fonte foto: Fonte foto: https://www.facebook.com/salviniofficial

Il tour elettorale di Matteo Salvini finisce a Bibbiano

Il secondo asso nella manica di Salvini è il caso Bibbiano. Il leader della Lega concluderà la propria campagna elettorale, convinto di poter dare un’ultima spallata al Pd, che in realtà in Emilia Romagna si è visto poco, è stato messo all’angolo dal candidato forte, onesto nell’ammettere che per vincere si dovesse fare una campagna sulla persona e sul partito.


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