Gazzetta, Rui Costa sul Milan: “Paquetà? Volevo portarlo al Benfica”

Il direttore sportivo del Benfica, ex del Milan, parla degli ultimi due grandi acquisti rossoneri. Paquetà, in particolare, era un suo pallino di mercato

Manuel Rui Costa, per tutti gli amanti del calcio e i tifosi del Milan, era la poesia applicata al pallone. Un calciatore essenziale nella sua eleganza, mai banale nelle giocate, capace di servire assist deliziosi ai compagni e di inventare geometrie fantastiche in mezzo al campo. Dopo aver lasciato il rossonero nel 2006 e il calcio giocato due anni più tardi, svolge da un decennio il ruolo di direttore sportivo nel Benfica, il club che lo ha lanciato.

Rui Costa alla Rosea: “Paquetà? Mancino di velluto”

Ho seguito Paquetà in Brasile, visto il mestiere che faccio, lo conosco bene. Ha grandissime qualità, avrei voluto portarlo al Benficaha confessato O Maestro alla Gazzetta dello Sportma non ho potuto ingaggiarlo: già troppo caro per un club portoghese. Ha qualità e l’età per crescere ed evolversi in un calcio difficile come quello italiano“.

Paquetà sarà se stesso come è giusto che sia. Kakà faceva il trequartista, ma aveva anche una potenza che raramente, forse mai, si è vista in un giocatore in quella posizione. Era anomalo, era Kakà. E Paquetà è Paquetà: l’ho visto fare la mezzala, tecnicamente è molto forte, ha un mancino stupendo, di velluto“.

Krzysztof Piatek
Krzysztof Piatek

Milan, Rui Costa su Piatek: “Impressionante”

Mi ha sorpreso la sua capacità di adattamento: ha fatto pochi mesi nel Genoa, tanti gol, si poteva pensare che il passaggio al Milan, un club diverso con una storia diversa e una pressione enorme, fosse complicato, o almeno che gli servisse tempo. Invece niente: è arrivato, ha segnato parecchio, anche in partite importanti, sembra che sia lì da una vita. Impressionante“.

Anche in questo caso fare paragoni è inutile. Piatek non è Sheva né nessun altro, ma ha portato soluzioni diverse all’attacco del Milan e risolto molti problemi. Ho avuto la fortuna di giocare con grandi attaccanti e posso dire che averli in squadra calma i nervi. Quando la partita non si risolveva, con Sheva, Kakà o Inzaghi sapevi che avevi dalla tua parte uno che prima o poi la metteva dentro, perché uno di loro il gol lo faceva“.

ultimo aggiornamento: 27-03-2019

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