Ci sarebbe nelle valutazioni di Giorgia Meloni quella di dimettersi nei prossimi mesi, prima del Consiglio europeo che si terrĂ a Roma.
A Palazzo Chigi la linea ufficiale resta quella di portare a termine la legislatura, escludendo categoricamente l’ipotesi di una fine anticipata del governo. Dietro le dichiarazioni pubbliche, perĂ², si starebbe delineando uno scenario differente, con l’eventualitĂ di tornare alle urne prima della scadenza naturale del mandato. Secondo quanto ricostruito da Repubblica, citata da Fanpage e altri media, infatti, Giorgia Meloni, impegnata in queste settimane soprattutto sul fronte sicurezza in Italia, avrebbe illustrato ai principali alleati un possibile percorso per anticipare le elezioni e sfruttare un appuntamento istituzionale di grande rilievo.

Giorgia Meloni: cosa filtra sull’ipotesi dimissioni
Stando a queste indiscrezioni che porterebbero alle dimissioni anticipate di Giorgia Meloni ci sarebbe un “plan” preciso. Il passaggio decisivo sarebbe il Consiglio europeo straordinario previsto a Roma per celebrare i settant’anni dalla firma dei Trattati istitutivi della ComunitĂ economica europea. L’organizzazione dell’evento sarebbe stata concordata con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, con il consenso del premier belga Bart De Wever, che avrebbe accettato di trasferire la riunione da Bruxelles alla capitale italiana.
La presenza di tutti i leader dei Ventisette sulla scalinata del Campidoglio rappresenterebbe, secondo questa ricostruzione, il momento simbolico con cui la presidente del Consiglio potrebbe concludere la propria esperienza alla guida dell’esecutivo. Al termine del vertice, previsto per la fine di marzo, Meloni potrebbe quindi recarsi al Quirinale per rassegnare le dimissioni al presidente della Repubblica.
Gli scenari in caso di dimissioni a marzo
Il calendario elettorale aprirebbe a quel punto diverse possibilitĂ . Dopo lo scioglimento delle Camere, le norme prevedono che le elezioni si svolgano entro un intervallo compreso tra 45 e 70 giorni. Partendo dai primi giorni di aprile, la prima domenica utile indicata sarebbe il 16 maggio, con una campagna elettorale particolarmente breve.
Nella maggioranza, tuttavia, starebbe prendendo piede una soluzione diversa: rinviare il voto ai primi di giugno. Questa opzione, sostenuta in particolare dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e da Francesco Filini, responsabile del programma di Fratelli d’Italia, consentirebbe di organizzare un unico election day, accorpando le politiche alle elezioni amministrative.
La strategia presenta perĂ² alcune incognite. Il centrodestra teme possibili ripercussioni dalla concomitanza tra voto nazionale e locale, soprattutto nelle grandi cittĂ . Per questo, la prospettiva di elezioni a giugno rende piĂ¹ urgenti gli accordi sulle candidature a sindaco di Milano, Roma, Napoli e Torino, dove restano da definire gli equilibri tra i partiti della coalizione.