Un’altra situazione complicata da gestire per Giorgia Meloni. La Premier ha ricevuto una diffida tramite pec da parte degli eredi Mattei.
Non solo la recente querelle legata alle offese del propagandista russo Solovyov. Giorgia Meloni è chiamata a far fronte ad un’altra situazione potenzialmente complessa dovuta al “Piano Mattei“, ovvero il nome scelto per il piano per l’Africa. Come riportato dai principali organi di stampa, infatti, alla Premier sarebbe arrivata una pec di diffida da parte degli eredi dell’uomo, Enrico Mattei, appunto.

Giorgia Meloni: il caso relativo al “Piano Mattei”
La Premier Giorgia Meloni ha indubbiamente fatto del piano per l’Africa, il cosiddetto “Piano Mattei”, uno degli aspetti più importanti del suo mandato al Governo. L’accordo con i paesi africani è stato siglato dalla Presidente del Consiglio il 29 gennaio 2024, in occasione del vertice Italia-Africa tenutosi a Roma.
Eppure, proprio tale piano potrebbe ritorcersi contro di lei. Il motivo? Il nome. Come riportato da La Stampa, citata poi da diversi altri media, lo scorso 27 marzo, uno dei nipoti di Enrico Mattei, la figura a cui tutto è stato ispirato, ha scritto una mail tramite Pec a Palazzo Chigi con annessa diffida.
La diffida degli eredi: cosa sta succedendo
Stando alle informazioni trapelate, una pec con oggetto “Diffida all’utilizzo del nome di Enrico Mattei in relazione al cosiddetto ‘Piano Mattei'” è arrivata alla presidenza del Consiglio. A firmarla è stato Pietro Mattei, uno dei nipoti del fondatore dell’Eni morto nel 1962 in un incidente aereo a Bascapé. Alla base della diffida, l’erede di Mattei ha spiegato: “All’inizio ho detto ‘vediamo che fanno’. Ma adesso trovo veramente inaccettabile le politiche del governo. Sull’immigrazione, sui costi dell’energia, sui rapporti con gli Stati Uniti”.
E ancora: “Mattei aveva sfidato gli americani, non era il loro servo. E secondo alcune tesi potrebbe essere stato ucciso proprio per questo. Meloni invece non compra gas dai russi perché deve comprarlo da Washington e assiste inerme a un genocidio in Palestina”, ha fatto sapere sempre a La Stampa l’uomo.
Il media ha anche riportato un’altra situazione controversa legata sempre agli eredi Mattei. I familiari avrebbero presentato un’altra denuncia, questa volta all’Eni, per riavere i quadri dello zio. Le due nature morte di Morandi – datate 1919 e 1941 e in mostra fino allo scorso gennaio al Palazzo delle Esposizioni di Roma -. Secondo gli eredi queste apparterrebero a Mattei mentre secondo Eni “fanno parte del nostro patrimonio”.