Sul fronte della guerra in Iran è arrivata una sorta di apertura di Teheran alla pace con gli Stati Uniti. Le parole del presidente iraniano.
Se da una parte Donald Trump ha escluso l’uso dell’atomica contro l’Iran, Teheran ha voluto mettere in chiaro alcune situazioni legate alla guerra. In particolare è stato il presidente Pezeshkian a prendere parola e a far capire che, almeno nelle intenzioni, sembra esserci il desiderio di rispettare gli accordi con gli Stati Uniti.

Guerra in Iran: l’apertura di Teheran
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian torna a parlare del difficile rapporto con gli Stati Uniti e punta il dito contro Washington per il mancato rispetto degli impegni previsti dall’intesa raggiunta con Teheran a giugno. L’Iran, ha assicurato, sarebbe pronto a rispettare quanto concordato, ma a una condizione: che anche gli Stati Uniti tornino ad adempiere ai propri obblighi.
La posizione è stata espressa durante il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, in corso a Bishkek, capitale del Kirghizistan. Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Irna, Pezeshkian ha ricordato che l’accordo provvisorio, conosciuto come accordo di Islamabad, era stato raggiunto dopo circa tre mesi di trattative con la mediazione di Pakistan e Qatar.
Per il presidente iraniano, però, l’intesa sarebbe stata disattesa dagli Stati Uniti poco dopo la firma. “L’impegno dell’America nei confronti del documento è durato meno di due settimane”, ha affermato Pezeshkian, sostenendo che successivamente Washington avrebbe avanzato richieste considerate eccessive e smesso di rispettare gli impegni assunti.
Teheran, secondo la ricostruzione del presidente, avrebbe reagito in modo proporzionato a quelle che considera violazioni del memorandum d’intesa. Nel frattempo, il percorso diplomatico verso la fine della guerra e un accordo definitivo appare ancora bloccato.
Anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha criticato la posizione americana. Secondo Baghaei, gli Stati Uniti sarebbero ormai “intrappolati” nel conflitto con l’Iran e avrebbero difficoltà a trovare una via d’uscita. Il portavoce ha inoltre riconosciuto gli effetti delle sanzioni economiche statunitensi sulla vita quotidiana in Iran, ribadendo però che Teheran non intende accettare imposizioni.
Il termine di 60 giorni previsto dall’accordo preliminare di giugno è scaduto il mese scorso senza il raggiungimento della pace definitiva, che avrebbe dovuto comprendere anche il dossier sul programma nucleare iraniano.
Il nuovo fronte diplomatico
Una nuova iniziativa diplomatica è stata avviata la scorsa settimana con l’arrivo a Teheran delle delegazioni di Pakistan, Qatar e Oman. I mediatori puntano a rilanciare i colloqui, ma restano ancora questioni decisive da risolvere, tra cui quella della rotta marittima attraverso lo Stretto di Hormuz.
Per Pezeshkian, senza garanzie concrete sul rispetto degli accordi e con il ritorno a pressioni e minacce, il percorso diplomatico rischia di interrompersi.