Un’indagine ha rivelato che la metà dei principali fornitori di Ikea aveva legami con il regime di Alexander Lukashenko.

La collaborazione tra Ikea e il regime bielorusso di Alexander Lukashenko era nata già nel 1999. L’ex Paese sovietico, possedendo la gran parte delle foreste, era diventata una delle massime esportatrici di legname per l’azienda svedese, aumentando esponenzialmente i suoi guadagni. Grazie ad un’indagine interna, la società viene scoperta e accusata di aver sfruttato indirettamente manodopera di prigionieri bielorussi.

giustizia aula tribunali
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Un’indagine condotta dall’Ong francese Disclose, ha scoperto che Ikea ha stipulato contratti con fornitori che a loro volta sfruttavano manodopera di prigionieri bielorussi. Si tratta di colonie penali utilizzate dal regime di Alexander Lukashenko, accusato di sopprimere le voci pro-democrazia e di brutalizzare e torturare i dissidenti.

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“Rifiutiamo il lavoro forzato”

A causa della guerra, a marzo la multinazionale ha tagliato i ponti con l’ex Paese sovietico, ma ha confessato che “non esiste al mondo un sistema abbastanza forte da garantire l’azzeramento del rischio di cattiva condotta”. L’accusa verso la società svedese però, si riferisce ad un utilizzo indiretto di manodopera illegale.

Ikea riferisce di essere assolutamente contro il lavoro forzato e il lavoro carcerari, dichiarando che “per verificare che i fornitori rispettino questi requisiti, disponiamo di un processo consolidato, che comprende valutazioni delle lacune, controlli di conformità e monitoraggio dei piani d’azione in caso di deviazioni”.

Il regime Lukashenko

Franak Viačorka, consigliere della leader bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya, spiega come il regime utilizzi prigionieri (anche politici) per la manodopera gratuita. “Molti sono stati condannati ad anni di lavori forzati per aver partecipato a marce, per aver sostenuto l’Ucraina o per aver criticato Lukashenko”, ha aggiunto: “Incoraggiamo tutte le aziende occidentali a interrompere qualsiasi collaborazione con il regime, con le aziende statali, con qualsiasi istituzione legata al governo”.

Il regime bielorusso è diventato uno dei massimi fornitori di legnami per Ikea, dopo la Polonia. L’azienda ha così triplicato l’acquisto di legname bielorusso, passando da 130 milioni nel 2018 a 300 milioni nel 2021. La società svedese, nel 2012, aveva già ammesso di aver ricorso al lavoro forzato di prigionieri politici nella Germania dell’Est negli anni ’70 e ’80 per produrre alcuni dei suoi mobili.

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ultimo aggiornamento: 18-11-2022


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