Cos’è lo Scevà o Schwa, il significato, l’origine e l’uso nella lingua.

Il Comune di Castelfranco Emilia ha deciso di usare il simbolo fonetico ə, schwa, e la notizia ha fatto in poco tempo il giro della rete suscitando una certa curiosità.

Cos’è lo schwa? Come si usa? E cosa significa?

Una delle definizioni più accurate arriva dalla Treccani:

“Scevà (adattamento italiano di Schwa, trascrizione tedesca del termine grammaticale ebraico shĕvā /ʃəˈwa/, che può essere tradotto con «insignificante», «zero» o «nulla») è il nome di un simbolo grafico (meglio, di un segno paragrafematico) ebraico costituito da due puntini [:] posti sotto un grafema normalmente consonantico, per indicare l’assenza di vocale seguente o la presenza di una vocale senza qualità e senza quantità, quindi di grado ridotto.

Lo scevà è un suono vocalico neutro, non arrotondato, senza accento o tono, di scarsa sonorità; spesso, ma non necessariamente, una vocale media-centrale. È trascritto con il simbolo IPA /ə/ e nel quadrilatero vocalico ha una posizione centrale“.

Di seguito la definizione completa della Treccani.

Schwa
Fonte foto: https://it.wikipedia.org/wiki/Sceva

Castelfranco Emilia, il Comune usa lo schwa

Il Comune di Castelfranco Emilia (Modena) ha deciso di usare lo schwa (ə) al termine dei plurali di parole maschili che vengono utilizzate per indicare una platea sia maschile che femminile. La decisione è stata assunta per avviare una piccola grande rivoluzione culturale che possa essere maggiormente inclusivo. L’idea è quella di allontanare il linguaggio da certi retaggi riconducibili ad una società soprattutto maschile.

“A partire da mercoledì 7aprile moltǝ nostrǝ bambinǝ e ragazzǝ potranno tornare in classe!”, si legge in uno dei post condivisi sui canali social ufficiali.

Va detto che non mancano le polemiche. Se l’idea di rendere più inclusivo il linguaggio è considerata apprezzabile, l’intervento sulla lingua italiana è stato visto da qualcuno come una forzatura non necessaria. In altre parole, se nel post sopra riportato ci fosse stato scritto “molti nostri bambini e ragazzi” nessuno si sarebbe sentito offeso o escluso.


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