La cannabis light in Italia è un argomento estremamente spinoso: seppure sia legale, le banche ancora non si fidano.

Gli stati generali della cannabis si terranno a Milano l’8 e il 9 luglio, al fine di accendere il dibattito in Italia sulla cannabis light e non solo. Testimonianze, dibattiti e panel con esperti del settore al fine di sbrigliare un mercato milionario, ancora sopito nel Belpaese a causa di tanto scetticismo e conservatorismo. Se la cannabis light in Italia è legale, le banche ancora non si fisano: viene anche negato il Pos ad alcuni venditori di cannabis light italiani. Questa la testimonianza di alcuni esperti e imprenditori del settore.

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Le parole degli esperti

“Vendo prodotti light, tra cui infiorescenze e olio, la mia azienda è il primo delivery italiano con 30 mila clienti serviti tra 2020 e 2021, la base è a Milano con localizzazioni in altre sette città, da Torino a Roma a Catania, e con un piede in Europa grazie alle consegne a Parigi. Eppure ho un problema…”. Queste le parole di Matteo Moretti, CEO di JustMary. Il problema? Mi negano il Pos. Con JustMary non riesco ad attivare il terminale perché vendo cannabis – afferma Moretti – tutti prodotti legali su cui pago le tasse, e il copione non è cambiato con l’obbligo per gli esercenti di accettare pagamenti elettronici di qualsiasi importo”.

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Alberto Barone è il gestore del Green country, un distributore automatico che vende cannabis light a Milano. “Anche la banca dove avevo il mio conto personale si è rifiutata di accenderne un altro per il mio business. E non parliamo dei problemi con il Pos, prima attivato e poi bloccato per decisioni politico-giuridiche – afferma Barone – Forse perché temono che la merce venga acquistata anche da minorenni, ma verso i distributori di sigarette non c’è la stessa prevenzione. Dopo il giro di vari istituti di credito, il terminale ha ripreso a funzionare, chissà per quanto”.

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ultimo aggiornamento: 07-07-2022


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