Luca Varani fu ucciso a Roma il 4 marzo 2016 in un appartamento di via Igino Giordani, dopo essere stato torturato. Cosa è successo.
Ci sono casi che restano impressi non solo per la violenza, ma per il senso di vuoto che lasciano dietro. Quello di Luca Varani è uno di questi. Aveva 23 anni e viveva a Roma. Il suo nome è rimasto legato a uno dei delitti più sconvolgenti della cronaca italiana recente: l’omicidio avvenuto il 4 marzo 2016 in un appartamento del quartiere Collatino, in via Igino Giordani.
A ucciderlo furono Manuel Foffo e Marco Prato, al termine di giorni segnati da alcol, droga e rapporti occasionali. La vicenda colpì l’opinione pubblica perché non sembrava avere un movente tradizionale. Nelle ricostruzioni giudiziarie, il delitto venne descritto come un gesto compiuto con lucidità , crudeltà e motivi futili, dentro un contesto di totale perdita del limite.
Luca Varani: il delitto nell’appartamento del Collatino
Luca Varani arrivò nell’appartamento di Manuel Foffo dopo essere stato contattato da Marco Prato. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe dovuto partecipare a un incontro in cambio di denaro. Una volta entrato in casa, però, la situazione degenerò rapidamente.

Il giovane venne prima stordito, poi aggredito con estrema violenza. Fu colpito ripetutamente con coltelli e con un martello. I referti e le ricostruzioni processuali parlarono di una sequenza lunghissima di ferite, concentrate anche sul volto e sul corpo. Luca non morì subito: gli accertamenti indicarono una morte lenta, causata anche dalla perdita di sangue e dalla gravità delle lesioni subite.
Il corpo venne poi lasciato nell’appartamento. Dopo il delitto, Foffo confessò quanto accaduto al padre, che contattò un avvocato e poi le forze dell’ordine. Quando i carabinieri entrarono nella casa, trovarono Luca senza vita. Marco Prato fu rintracciato in un albergo, dove aveva tentato di togliersi la vita.
Le condanne, la morte di Marco Prato e il caso rimasto nella memoria
Il procedimento giudiziario prese due strade diverse. Manuel Foffo scelse il rito abbreviato e nel 2017 venne condannato a 30 anni di reclusione. La condanna venne poi confermata in appello e diventò definitiva in Cassazione nel 2019. I giudici esclusero il vizio di mente e ritennero Foffo capace di intendere e di volere al momento del delitto.
Marco Prato, invece, non arrivò mai alla sentenza. Il suo processo con rito ordinario doveva entrare nel vivo nel giugno 2017, ma alla vigilia dell’udienza venne trovato morto nella sua cella nel carcere di Velletri. La sua morte chiuse il procedimento nei suoi confronti senza una decisione giudiziaria definitiva.
Il delitto di Luca Varani continua ancora oggi a essere ricordato come una delle pagine più dure della cronaca romana. Non solo per la brutalità dell’omicidio, ma per la sensazione di assurdo che lo accompagna: un ragazzo attirato in un appartamento, una violenza senza un movente comprensibile e una vicenda processuale che ha fissato le responsabilità di Foffo, lasciando però attorno al caso un senso di orrore difficile da cancellare.