Novità sul caso di madre e figlia avvelenate con la ricina e morte. La svolta dal team di esperti e le nuove analisi su Gianni e Alice Di Vita.
Non solo la nuova ipotesi sulle borracce, il caso di madre e figlia avvelenate con la ricina e morte a Pietracatella, in provincia di Campobasso, vede adesso alcune novità . In particolare sugli accertamenti che hanno visto l’intervento di un team di esperti mondiali ai quali è richiesto l’onere di risolvere il mistero. Da segnalare anche alcuni test su Gianni e Alice Di Vita, marito-padre e altra figlia-sorella delle vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: il team di esperti a lavoro
A sei mesi dalla tragedia che ha sconvolto Pietracatella, ovvero dalla morte di madre e figlia avvelenate con la ricina, l’inchiesta sta entrando in quella che potrebbe essere la fase decisiva. Si è svolto, infatti, nelle ultime ore, al Centro Antiveleni Tossicologico ‘Maugeri’ di Pavia un vertice tra esperti e investigatori legato all’indagine su Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita.
Stando a quanto riferito da diversi organi di stampa, oltre agli agenti della squadra mobile di Campobasso e ai consulenti del centro pavese – il più importante in Italia, l’unico ospedale italiano dove custoditi tutti gli antidoti antiveleno – sarebbero stati presenti anche i consulenti italiani nominati dalla Procura di Larino e i super esperti mondiali tedeschi del ‘Robert Koch Institute’.
I test su Gianni e Alice Di Vita
Sarà compito degli esperti cercare tracce del veleno non solo dai 70 alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia DI Vita, ma anche da indumenti, mobili e altri oggetti presenti nella casa. Ci sarà per questo un approfondito sopralluogo nell’abitazione che stando a quanto trapela ora da Pavia avverrà a breve.
Molto importante, inoltre, anche un altro testo. Pare che tra i nuovi accertamenti al via in queste ore ci siano pure quelli necessari per verificare la presenza di anticorpi contro la ricina in Gianni e Alice Di Vita con lo scopo di accertare l’eventuale avvenuta assunzione di veleno da parte dei due familiari delle vittime, unici superstiti della vicenda.