Lutto nel mondo della scherma, è morto Mario Mangiarotti

È morto a novantotto anni Mario Mangiarotti. Fu schermidore di grandissimo talento e icona indiscussa dello sport italiano.

La scherma e lo sport italiano piangono la scomparsa di Mario Mangiarotti, morto a 98 anni. Fu schermidore di grande talento e portò l’Italia alla conquista di prestigiosi trofei.

Morto Mario Mangiarotti, il mondo della scherma in lutto

Ultimo di una famiglia di grandi schermidori, Mario Mangiarotti è morto a novantotto anni lasciando un grande vuoto nel mondo dello sport italiano. Al termine della sua carriera da atleta, l’ex schermidore aveva infatti deciso di continuare a dedicare la sua vita allo sport. Tra le tante cariche ricoperte ricordiamo quella di presidente del Coni della sua Bergamo.

Mario Mangiarotti
Fonte foto: https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Mangiarotti

Chi era Mario Mangiarotti

Nato in una famiglia di schermidori di talento e successo, Mario iniziò presto a coltivare la passione per la spada, anche se nella sua vita riuscì ad affermarsi anche in altri campi decisamente impegnativi e distanti dalla pedana. Fu eccellente dirigente sportivo, ricordato con immenso affetto dai suoi colleghi, ma anche un eccellente cardiologo.

Quella che è stata la sua infanzia l’ha voluta raccontare all’Eco, giornale al quale ha concesso una lunga intervista ripercorrendo le tappe principali della sua giovinezza.

“I primi ricordi delle mie domeniche riguardano lo sport: mio padre si era preso l’impegno di fare lottare me ed Edoardo, in quanto vedeva il combattimento come insegnamento. Così, quando eravamo bambini, io e mio fratello trascorrevamo le domeniche mattina a darcele di santa ragione, dando vita a veri e propri incontri di boxe, in casa ma anche in pubblico: Edoardo aveva un anno in più di me, ma fino ai dieci anni ero io il più forte”.

Il racconto prosegue poi con le prime competizioni giovanili, l’inizio di una carriera che sarebbe stata ricca di successi.

“Nel ’32 partecipammo alla prima gara di scherma giovanile, a Cremona, e ci prendemmo i primi due posti, iniziando di fatto la nostra carriera sportiva. Alla domenica, spesso, eravamo impegnati in gara e quando non era così eravamo con papà al seguito di altre manifestazioni. Non si riposava mai del tutto, ma si staccava dalle fatiche settimanali, fatte di scuola e lezioni di piano: essendo il più dotato in campo musicale, mi sorbivo cinque ore di insegnamento ogni pomeriggio, mentre i miei fratelli correvano o giocavano a calcio”.

ultimo aggiornamento: 11-06-2019

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