Il 1° ottobre 2017 Stephen Paddock aprì il fuoco dal Mandalay Bay contro oltre 22.000 persone a Las Vegas. Uccise 60 persone, ferì centinaia di presenti e si suicidò senza lasciare una spiegazione.
La sera del 1° ottobre 2017, oltre 22.000 persone assistevano al Route 91 Harvest Festival sulla Las Vegas Strip. Intorno alle 22:05, il sessantaquattrenne Stephen Craig Paddock iniziò a sparare sulla folla dal 32° piano del Mandalay Bay Resort and Casino. In circa undici minuti esplose più di 1.000 colpi. Il bilancio ufficiale è oggi di 60 morti e centinaia di feriti, rendendo l’attacco la più letale sparatoria di massa della storia moderna degli Stati Uniti.

Las Vegas: undici minuti di fuoco dal Mandalay Bay
Paddock aveva trasformato le stanze 32-135 e 32-134 in una postazione di tiro. Aveva accumulato numerosi fucili, munizioni e accessori, compresi bump stock, dispositivi capaci di aumentare enormemente la velocità di fuoco di un’arma semiautomatica. Negli ultimi dodici mesi prima della strage aveva acquistato più di 55 armi, un incremento drastico rispetto alle sue abitudini precedenti.
Dalle finestre dell’hotel sparò verso l’area del concerto, centinaia di metri più in basso. Migliaia di persone cercarono riparo senza capire inizialmente da dove provenissero i colpi. Poliziotti, personale medico e semplici cittadini trasportarono i feriti con ambulanze, automobili private e altri mezzi disponibili. Il rapporto successivo della polizia ha documentato oltre 870 sopravvissuti con lesioni, mentre l’impatto psicologico interessò migliaia di persone.
Quando le squadre SWAT riuscirono a entrare nella stanza di Paddock, l’uomo era già morto per un colpo di pistola autoinflitto. Le successive analisi di video, telefoni, computer, DNA e testimonianze non trovarono prove dell’esistenza di un secondo tiratore o di complici: secondo le conclusioni ufficiali, Paddock agì da solo.
Il grande mistero: perché lo fece?
L’indagine cercò a lungo una spiegazione. Paddock non lasciò alcun manifesto né biglietto suicida. Non emersero collegamenti attendibili con terrorismo internazionale, estremismo religioso o organizzazioni politiche. L’FBI concluse espressamente che l’attacco non era motivato da un’ideologia politica, religiosa o sociale e che nessuno lo aveva diretto o aiutato.
Gli esperti individuarono diversi possibili fattori personali: il crescente isolamento di Paddock, problemi fisici, il deterioramento del suo benessere e un forte desiderio di notorietà. L’FBI ritenne plausibile che volesse compiere un attacco capace di garantirgli un posto nella storia, ma precisò che non esiste un singolo movente chiaro e dimostrabile. Anche la sua precedente prenotazione all’Ogden durante il festival Life Is Beautiful suggerì che avesse valutato altre grandi manifestazioni, senza però provare che avesse definitivamente pianificato un attacco in quelle occasioni.
In origine il bilancio era di 58 vittime. Due persone rimaste gravemente ferite morirono rispettivamente nel 2019 e nel 2020, e le autorità portarono quindi il totale ufficiale a 60 morti. A quasi nove anni dalla strage, il punto fondamentale dell’inchiesta non è cambiato: si conoscono autore, preparazione e dinamica dell’attacco, ma il motivo preciso per cui Stephen Paddock decise di massacrare una folla di sconosciuti resta senza risposta.