La premier Giorgia Meloni ha emanato una circolare per chiarire che vuole che ci si rivolga a lei con la formula maschile: il Signor Presidente.

Quando una questione linguistica una battaglia politica si è disposti a parlare in modo errato pur di non compiacere i propri avversari. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto girare a tutti i ministeri una circolare in cui si precisa che vuole essere chiamata “Il Signor Presidente del Consiglio” poi pubblica un post sui social in cui dice “chiamatemi come volete, anche Giorgia”.

La circolare ha scatenato una polemica per la scelta della premier di usare l’articolo maschile, sui social sono comparsi meme ironici e la comunità Lgbt ha colto sottolineato ironicamente di sostenere questa scelta di cambiare genere della premier, una richiesta delle persone Transgender che oggi sono discriminate.

La scelta della premier di mettere una pietra su questo argomento deriva dalle critiche e dalle polemiche scaturite dalle prime comunicazioni in cui Giorgia Meloni si è firmata “il presidente”. Critiche che sono arrivate anche in Aula con l’intervento della capogruppo del Pd e la risposta della premier. Intervento criticato poi anche dall’ex dem Matteo Renzi.

Presidente del Consiglio Giorgia Meloni
Presidente del Consiglio Giorgia Meloni

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“Chiamatemi come credete, anche Giorgia”

Per opportuna informazione si comunica che l’appellativo da utilizzare per il Presidente del Consiglio dei Ministri è: ‘Il Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Giorgia Meloni'” si legge nella nota inviata ai ministeri. Poi arriva sui social la precisazione della presidente Meloni: “Leggo che il principale tema di discussione di oggi sarebbe su circolari burocratiche interne, più o meno sbagliate, attorno al grande tema di come definire la prima donna presidente del Consiglio. Fate pure. Io mi sto occupando di bollette, tasse, lavoro, certezza della pena, manovra di bilancio. Per come la vedo io, potete chiamarmi come credete, anche Giorgia”.

Sul dibattito è intervenuto anche il presidente dell’Accademia della Crusca che evidenzia che la premier ha il diritto di scegliere l’articolo che preferisce per riferirsi a sé stessa. La formula corretta è ovviamente declinata al femminile perché riferito ad un essere animato femminile, come vuole la nostra lingua italiana, ma ormai c’è molta fluidità sia per scelte politiche, come quella nel caso di Meloni, sia per questioni di identità di genere come il caso dell’utilizzo molto fluido di pronomi he/she/them.

“Proprio nella varietà della lingua tutti i parlanti possono trovare il loro spazio e possono interagire positivamente con gli altri, superando le eventuali differenze, senza rinunciare a se stessi” ha detto Marazzini presidente dell’Accademia della Crusca.

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ultimo aggiornamento: 29-10-2022


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