L’Ue ha aperto le porte all’Ucraina, Moldavia e Georgia. Ma sul piccolo paese incombe la minaccia.

La Commissione Ue, dopo il nulla osta dei leader dei tre maggiori paesi europei a Kiev, ha dato il via libera all’entrata nell’Unione europea a Ucraina, Moldavia e Georgia. I tre paesi, ex repubbliche sovietiche, possono iniziare l’iter di candidati ad entrare nella famiglia europea. L’entrata vera e propria dei tre paesi è ancora lontana, per il momento gli viene riconosciuto lo status di candidati e il cammino procederà come sempre, senza scorciatoie.

Un processo lungo anni ma che per il momento segna un passo simbolico, una chiara sfida a Putin. Dall’altra parte però c’è la minaccia di una possibile aggressione ad un altro paese dopo l’Ucraina, ed è proprio la Moldavia. Il piccolo paese slavo, nonostante disponga di pochi mezzi, è stato il primo ad accogliere milioni di profughi ucraini e per questo è stato aiutato dall’Occidente a fronteggiare questa sfida.

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Le critiche di Lavrov

La Moldavia si è impegnata a sostenere gli ucraini nonostante rischiasse di essere invasa, e il terrore non si è mai affievolito. Ora arrivano le parole di Lavrov, il ministro degli esteri russo a buttare benzina sul fuoco. Il capo della diplomazia russa non vede di buon occhio l’ok dell’Ue allo status di candidato della Moldavia. Per Lavrov, l’Occidente “sta cercando chiaramente di fare della Moldavia una seconda Ucraina minandone la stabilità”.

Questa dichiarazione rischia di intendere che questo passo verso est di Bruxelles potrebbe causare un’invasione di Mosca del territorio ex sovietico “a protezione” come ha fatto con l’Ucraina quando ha provato ad entrare nella Nato. Lavrov, inoltre, accusa le autorità di Chisinau di aver adottato “un approccio consumistico” definendolo accattonaggio. “Mendicano sulle forniture di gas chiedendo uno sconto sui pagamenti in cambio di un rallentamento del cammino di accesso all’Unione Europea” afferma Lavrov.

Il ministro critica i moldavi dicendo: “Dicono: iniziamo subito ad entrare nell’Ue poi vedremo cosa ci promettono lì, magari decideremo se restare” aggiunge il capo della diplomazia russa che usa termini come “estorsioni”.

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ultimo aggiornamento: 18-06-2022


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