Sono passati 27 anni dal caso dell’omicidio di Valerio Gentile, ma la sua famiglia continua a sperare nella soluzione del caso.  

Il caso dell’omicidio di Valerio Gentile risale al 14 marzo del 1993. Il suo corpo privo di vita è stato ritrovato nei boschi in zona “Monacelle”. Aveva il cranio sfondato a pietrate, riverso per terra. A distanza di 48 ore dalla scomparsa del diciassettenne ex liceale ed ex seminarista, il suo cadavere fu immediatamente trovato.  

Ma dal momento del ritrovamento del corpo, nonostante le indagini e le accuse nei confronti di due coetanei, il responsabile dell’omicidio non ebbe mai un volto. L’aggressione risale al 14 marzo del 1993 a Fasano, in Puglia. Gli aggressori hanno soffocato e massacrato a sassate Valerio Gentile. Ma dopo il ritrovamento del cadavere, dalla domenica della tragedia i colpevoli del cruento gesto non furono mai identificati. 

Sono passati già ventisette anni dal caso dell’omicidio di Gentile, ma la sua famiglia non si arrende e continua a sperare che qualcuno, magari un testimone, possa raccontare qualcosa che aiuti nella soluzione del caso.  

Polizia

Valerio Gentile era un giovane liceale. Chi lo conosceva, lo descrive come una persona sensibile e brillante. In paese lo chiamavano “l’intellettuale”. Era educato ed elegante, appassionato di studi umanistici. Da grande aveva il desiderio di fare il critico letterario. Frequentava la chiesa ed era “capo” dei chierichetti. Per due anni era anche stato in seminario.  

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La scomparsa

Scomparve la domenica del 14 maggio di 27 anni fa. Poco prima della sua scomparsa, disse al padre mentre andava via: “Ci vediamo per le 12 e 30”. Avrebbe dovuto fare ritorno a casa subito dopo la messa alla Chiesa Santa Maria de La Salette, da solo, a piedi. Quella domenica era una bella giornata.  

Passarono diverse ore, e alle tre del pomeriggio Valerio ancora non aveva fatto rientro a casa. Così suo padre, Nicola Gentile, chiamò il sacerdote della chiesa per chiedergli se per caso sapesse che fine aveva fatto Valerio. 

Il parroco Don Peppino disse a Nicola di aver visto suo figlio in sella a uno scooter verde, insieme ad altri due coetanei. Erano diretti verso la selva di Fasano, sulle colline. Da lì scattano le ricerche: i carabinieri cercarono la vittima lungo tutta la zona boschiva. Venne impiegato nelle ricerche anche un elicottero da Brindisi. 

A distanza di due giorni dall’inizio delle ricerche, il corpo privo di vita del giovane diciassettenne venne ritrovato da alcune squadre di ragazzi impegnati nelle ricerche. Valerio Gentile era a faccia in giù nell’erba, aveva ancora i vestiti indossati quella domenica ed il cranio fracassato. Tutti volevano bene al ragazzo in paese. 

Il ritrovamento

Dal momento del ritrovamento, le indagini si concentrarono nei confronti degli amici e delle frequentazioni in generale del liceale. Ma i cittadini di Fasano sembravano non voler collaborare, tacendo in una sorta di omertà. Si ipotizzava che Valerio avesse rapporti gay a pagamento.  

A sostegno di questa tesi, una traccia di liquido seminale presente nel palmo di una mano di Valerio. La sua morte era stata un delitto sessuale. Secondo quanto stabilito dalle ricostruzioni e dall’autopsia effettuata sul corpo del giovane, la vittima sarebbe morta soffocata con una mano sul viso.  

Nel frattempo, almeno altre tre persone lo tenevano fermo bloccandolo per le braccia e le gambe. Le sassate al cranio non furono la causa della morte, ma un brutale gesto condotto in segno di disprezzo nei confronti della vittima. Le indagini si concentrarono nei confronti di due ragazzi del posto, di sedici e diciassette anni.  

Anche loro due studenti brillanti: secondo la Procura, la vittima era morta per aver disatteso il pagamento pattuito che ormai aveva superato la cifra del milione di lire. La ricostruzione era però soltanto un’ipotesi priva di fondamenta. Difatti, i due giovani furono poi assolti.  

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ultimo aggiornamento: 17-09-2022


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