Crisi di governo, Draghi avvia il secondo giro di consultazioni. Si parla di programma e ministri: i partiti e le forze politiche al bivio.

Con il secondo giro di consultazioni si arriva alla resa dei conti di questa crisi di governo e si arriva soprattutto ad un verdetto sul governo Draghi: parte o non parte? Nel primo confronto con i partiti e le forze politiche, il premier incaricato ha incassato il sostegno più o meno pieno di quasi tutti i leader. L’unico No secco, senza se e senza ma, è stato quello della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. Ora però si entra nel vivo. Nel primo incontro con i partiti Draghi ha ascoltato tanto e parlato il giusto. Ora è lui a dover mettere sul piatto le condizioni, e le condizioni sono il programma di governo e la squadra dei ministri che andranno a formare il suo governo.

Mario Draghi
Mario Draghi

Draghi e lo scoglio del programma in grado di accontentare una maggioranza così larga

Realisticamente parlando, alla prova dei fatti, al dentro o fuori, Mario Draghi potrebbe perdere qualche partito per strada. È difficile immaginare che sia riuscito a mettere insieme un programma in grado di accontentare una maggioranza che va da LeU (o almeno dal Pd) fino alla Lega di Matteo Salvini, che nonostante l’apertura europeista resta decisamente molto distante dalla coalizione di Centrosinistra. Di fatto gli scenari sono tre.

Draghi riesce a creare un programma in grado di accontentare tutti. In questo caso l’esecutivo parte con una maggioranza larghissima ma con anime differenti. Anche con idee differenti, a dire la verità. Salvini parla di un esecutivo destinato a durare meno, altri vorrebbero arrivare fino alla fine della legislatura con l’ex Presidente della Banca Centrale Europea.

Secondo scenario, Draghi riesce a stilare un programma in grado di non scontentare eccessivamente nessuno. Tutte le forze politiche si sono presentate dal premier incaricato illustrando le proprie priorità, le proprie battaglie irrinunciabili e alcuni temi sacrificabili. Se l’ex numero uno delle Bce fosse riuscito a muoversi tra i temi sacrificabili stilando un programma neutro, centrale, allora potrebbe partire con la maggioranza ultra Ursula, ossia la maggioranza Ursula + la Lega.

Terzo e ultimo scenario, nel suo programma di governo Draghi sposta il baricentro verso destra o verso sinistra. A quel punto una o più forze che si sono dette disponibili a sostenere la maggioranza dovrebbero o almeno potrebbero saltare.

Mario Draghi
Dichiarazione del Prof Mario Draghi al termine del colloqui con il Presidente Sergio Mattarella,al Quirinale (foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

I possibili ministri del governo Draghi

Ma, come noto, il programma non è l’unico ostacolo che separa Draghi da Palazzo Chigi. C’è anche il problema dei ministri. Con la maggioranza larga, per motivi di equilibrio, il premier incaricato dovrebbe dare più spazio ai tecnici riducendo la quota politica. Ma molte forze, come il Movimento 5 Stelle, chiedono un governo politico. Quindi non si esclude che Draghi possa rimediare qualche no sulla squadra.

I politici

Nelle ultime ore si era ipotizzato un inserimento nella squadra di governo dei leader di Partito, idea che non trova riscontri concreti. I vari Salvini, Zingaretti e Renzi non dovrebbero avere un Ministero e dovrebbero lasciare posto a personaggi di peso.

Del M5s i più accreditati sono Di Maio e Patuanelli mentre in casa Pd circolano quattro nomi per una o al massimo due poltrone: Orlando, Guerini, Franceschini e Delrio. Per quanto riguarda la Lega Giurgetti dovrebbe entrare, forse accompagnato dalla Bongiorno, che potrebbe andare alla Pubblica Amministrazione. Per Forza Italia i più accreditati sono Tajani e Gelmini mentre Italia Viva dovrebbe confermare la Bellanova.

I tecnici

Ai tecnici andrebbero i ministeri di peso. Per l’Economia prende quota il nome di Daniele Franco, mentre per il lavoro uno dei nomi caldi è quello di Giovannini. Per la Giustizia il nome della Cartabia è in pole da settimane, mentre per l’Istruzione il favorito resta Patrizio Bianchi. Al Viminale dovrebbe essere confermata la Lamorgese, mentre alla Salute dovrebbe essere confermato Speranza nel caso in cui LeU confermi il sostegno al governo Draghi nonostante la presenza della Lega.

Conte si tira fuori

Il premier dimissionario Giuseppe Conte avrebbe fatto sapere ai vertici del Movimento 5 Stelle di apprezzare e stimare Mario Draghi ma di non essere intenzionato ad entrare nel governo nascente. Resta quindi da capire che ruolo assumerà Conte, intenzionato a rimanere nel mondo della politica.

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ultimo aggiornamento: 08-02-2021


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