DI Maio ferma 30 parlamentari pronti a partire per le zone di guerra perché troppo pericoloso.

Il ministro degli Esteri Luigi di Maio ha bloccato 30 parlamentari che avevano dichiarato di essere pronti a partire per il Donbass e altre zone di guerra in Ucraina. Dalla Farnesina però Di Maio ha bloccato la missione perché “un gruppo importante e visibile di parlamentari e giornalisti può rappresentare un obiettivo sensibile e al tempo stesso generare un meccanismo di emulazione”. Sarebbe troppo pericoloso secondo Di Maio esporsi in modo così visibile in un paese in guerra, ponendo anche in una situazione molto delicata la posizione del governo.

La Comunità Papa Giovanni XXIII ha organizzato questa missione e non intende rinunciarvi. “Siamo sempre in contatto con la Farnesina e ci rendiamo conto della situazione, ma dobbiamo valutare se sia necessario andare comunque” ha scritto il segretario. La missione è partita per “essere al fianco della popolazione e creare uno spazio di evacuazione dei civili ucraini intrappolati sotto il fuoco dell’esercito russo”, ma anche e soprattutto per provare a raggiungere “un gruppo di trenta bambini orfani per evacuarli”.

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

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Parlamentari pronti per andare in missione bloccati

Ma arriva la replica di Di Maio ai capigruppo di Camera e Senato. “Pur comprendendo le buone intenzioni dell’iniziativa, con una lettera del Capo dell’Unità di Crisi, abbiamo ricordato agli organizzatori l’estrema pericolosità della situazione nell’intero territorio dell’Ucraina, Paese martoriato dalla guerra e verso il quale la Farnesina sconsiglia viaggi a qualsiasi titolo”. Inoltre, “nell’attuale contesto la loro presenza potrebbe essere facilmente strumentalizzata a scopo bellico o di disinformazione, con conseguenze pesanti per il nostro stesso interesse nazionale” specifica il capo della Farnesina.

Intanto il leghista Vito Comencini dichiara di essere pronto per andare in Donbass. Attualmente si trova a San Pietroburgo, città di sua moglie ed è pronto a partire. “Andrò in Donbass, se sarà possibile. In caso contrario mi fermerò a Rostov, dove molti dei profughi giunti dalle repubbliche popolari di Donetsk Lugansk hanno trovato riparo. Non faccio distinzioni con gli ucraini, ma anche quelli fuggiti in Russia meritano la nostra solidarietà. L’invasione è anche una conseguenza della guerra in Donbass“. Le sue idee sono spesso descritte come filo-Putin. Ma a Repubblica replica: “Mi definisco un identitario. Difendo i valori della civiltà classico cristiana in Europa”. 

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ultimo aggiornamento: 15-03-2022


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