Sea Watch 3, il pm Patronaggio: “Non c’era stato di necessità. Impatto con Gdf voluto”

Il pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha espresso un duro giudizio sulla condotta di Carola Rackete, comandante della Sea Watch 3.

AGRIGENTO – L’udienza di convalida dell’arresto di Carola Rackete è durata tre ore davanti al gip Alessandra Vella. Nella giornata odierna è attesa la sentenza. Nel frattempo, la trentunenne tedesca resta agli arresti domiciliari in un’abitazione privata di Agrigento.

Le parole del pm Patronaggio

Secondo il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, l’ingresso in porto “non è stata un’azione necessitata. Non c’era uno stato di necessità poiché la Sea Watch attraccata alla fonda aveva ricevuto, nei giorni precedenti, assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza, per cui, per il divieto imposto dalla Guardia di finanza di attraccare, non si versava in stato di necessità“. 

Luigi Patronaggio
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Due fascicoli di indagine

Cosa diversa – ha proseguito Patronaggio – è il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per cui si procede separatamente. Quella sarà la sede (l’altro fascicolo, ndr) dove valutare se l’azione di salvataggio dei migranti effettuata nelle acque antistanti la zona Sar libica sia stata un’azione necessitata. In quell’altro parallelo procedimento andremo a verificare se i porti della Libia possono ritenersi sicuri o meno e andremo a vedere se la zona Sar libica è efficacemente presidiata dalle autorità della guardia costiera libica, andremo a verificare le concrete modalità del salvataggio cioè a dire se vi sono stati contatti tra i trafficanti di esseri umani e la Sea Watch, se il contatto è avvenuto in modo fortuito o ricercato. Tutta una serie di elementi che servono a verificare se si è trattato di un’azione di salvataggio in mare oppure un’azione concertata“.

La misura nei confronti di Carola Rackete

L’udienza di convalida dell’arresto di Carola Rackete – ha spiegato ancora Patronaggio – si è svolta in un clima sereno, di collaborazione. La Procura ha chiesto, come misura cautelare, il divieto di dimora nella provincia di Agrigento con particolare riferimento ai porti di Lampedusa, Porto Empedocle e Licata. Abbiamo ritenuto in relazione a tutte le circostanze di questo caso e alla personalità dell’indagata che tale misura sia idonea a salvaguardare eventuali, ulteriori, esigenze cautelari“.

ultimo aggiornamento: 02-07-2019

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