Al via giovedì 8 luglio a Roma il processo civile per i morti in Lombardia durante la prima ondata di Covid (e non solo).

Si apre l’8 luglio il processo civile per i morti di Covid in Lombardia: alla sbarra degli imputati ci sono il governo, il Ministero della Salute e la Regione Lombardia. I parenti delle vittime del Covid chiedono che venga riconosciuto loro il pagamento di un maxi-risarcimento in quanto governo e autorità regionali hanno commesso gravi errori nella gestione dell’emergenza senza riuscire ad impedire la diffusione del virus e quindi i decessi.

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Roberto Speranza
Roberto Speranza

Il processo civile per i morti di Covid in Lombardia

I legali che rappresentano i 500 familiari delle vittime del Covid hanno preparato migliaia di pagine. Hanno raccolto storie e racconti che dimostrerebbero gli errori commessi dalle istituzioni. Il governo e la Regione non avrebbero reagito con tempestività di fronte all’emergenza. E il drammatico bilancio risentirebbe anche degli errori commessi dalle autorità- Questa almeno è l’ipotesi presentata al processo civile. Non solo. Prendono parte all’azione legale anche i parenti delle persone che hanno perso la vita nel corso della seconda e della terza ondata in quanto nulla sarebbe migliorato nel corso dei mesi.

Tribunale
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La posizione dei legali dei familiari delle vittime

La causa civile chiama in causa le responsabilità trasversali della politica e delle istituzioni e chiede che si assumano le proprie responsabilità davanti ai cittadini che erano chiamati a proteggere e tutelare e di cui, invece, hanno violato sia il diritto alla salute sia quello alla vita“, sintetizza l’avvocato Consuelo Locati come riportato da la Repubblica. “Si tratta di un lavoro di ricerca certosina, a partire dal piano segreto ai verbali della Task force, e che evidenzia uno stato protratto di negligenze ed omissioni oltre che di violazioni di legge“.

Il nodo dei verbali della task force

Uno dei punti centrali del processo sarà l’analisi dei documenti della task force. Il 7 febbraio 2020 l’Iss afferma che il Covid non circola in Italia. La versione dei fatti viene confermata l’11 febbraio, nonostante l’Istituto Superiore di Sanità fosse a conoscenza del caso dei due turisti cinesi e del paziente italiano che risultava contagiato ma asintomatico. Quindi tre casi di Covid in Italia c’erano. Secondo i legali che rappresentano i familiari delle vittime, in un primo momento la task force avrebbe provato a tenere basso il livello di allarme, sperando che la pandemia avrebbe toccato l’Italia solo in maniera marginale.

L’indagine della Procura di Bergamo

Proprio sulla gestione dell’emergenza Covid indaga la Procura di Bergamo. Si tratta di un’inchiesta complicata, che segue diversi filoni. Il primo è quello della mancata zona Rossa tra Alzano e Nembro. L’idea è che un errore politico sia stato commesso ma difficilmente ci sono gli estremi per procedere dal punto di vista penale.

L’indagine si occupa anche della riapertura del pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo il 23 febbraio 2020. altra falla clamorosa nella prima fase dell’emergenza sanitaria.

C’è poi un filone dell’inchiesta dedicato al giallo del piano pandemico non aggiornato.

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ultimo aggiornamento: 08-07-2021


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