Emilio Fede condannato nel processo sul ‘fotoricatto’ ai danni del dirigente Mediaset Mauro Crippa.

ROMA – Emilio Fede condannato nel processo sul fotoricatto ai danni del dirigente Mediaset Mauro Crippa. La Cassazione ha pronunciato la sentenza lo scorso 2 febbraio, ma le motivazioni sono arrivate solamente a fine marzo.

Il terzo grado di giudizio ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali del giornalista.

La sentenza della Cassazione

Per la Cassazione “i motivi proposti nel ricorso di Fede tendono ad ottenere una inammissibile ricostruzione dei fatti mediante criteri di valutazione diversi da quelli adottati dal giudice di merito, il quale, con motivazione esente da vizi logici e giuridici di merito, il quale, con motivazione esente da vizi logici e giuridici, ha esplicitato le ragioni del convincimento“.

Le conclusioni circa la responsabilità del ricorrente – si legge ancora nel documento, riportato da La Repubblicarisultano adeguatamente giustificate dal giudice del merito attraverso una puntuale valutazione delle prove, che ha consentito una ricostruzione del fatto esente da incongruenze logiche e da contraddizioni“.

Emilio Fede
Emilio Fede

La Cassazione: “Fede ideatore del reato di estersione”

La sentenza impugnata – si precisa nelle motivazioni – ha adeguatamente giustificato la ricostruzione del ruolo di mandante di Fede rispetto all’elaborazione di foto compromettenti da utilizzare contro Crippa, individuato come il principale responsabile del suo licenziamento da Mediaset. Al riguardo si sono ampiamente illustrate le ragioni, di fatto e logiche, in virtù delle quali Fede è stato individuato quale ideatore del reato di estorsione, programmando la realizzazione delle immagini compromettenti per Crippa, nonché quale autore del tentativo di utilizzo delle stesse ai fini strumentali rispetto al disperato tentativo di evitare il licenziamento da Mediaset che Crippa, responsabili dell’informazione, aveva deciso di attuare“.

Una vicenda che si è chiusa con la condanna dell’ex direttore del TG4 a due anni e tre mesi nonostante i diversi ricorsi presentati.


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