Pulmino Volkswagen: storia dell'iconico 'Transporter' tedesco

Pulmino Volkswagen: storia dell’iconico ‘Transporter’ tedesco

Nato negli anni del secondo Dopoguerra, il pulmino Volkswagen ha legato la propria immagine ed il proprio successo al movimento hippy di fine anni Sessanta.

La Volkswagen, nel corso della sua lunga storia, ha prodotto numerosi modelli di auto che hanno occupato un posto di assoluto rilievo nell’ambito del mercato automobilistico europeo. Dal ‘Maggiolino‘ prodotto per più di sessant’anni alla Golf, la Casa di Wolfsburg può vantare alcuni dei prodotti più iconici e longevi del settore dell’automotive del Vecchio Continente. Tra questi figura anche il ‘Transporter‘, un veicolo commerciale leggero commercializzato a partire dal 1949.

La nascita del pulmino Volkswagen

Il VW Transporter nasce nei primi anni del secondo Dopoguerra. Il merito è dell’olandese Ben Pon che, nella seconda metà degli anni Quaranta, era l’importatore della Volkswagen nei Paesi Bassi. Durante una visita agli stabilimenti di Wolfsburg nel 1947, Pon ipotizza un veicolo commerciale dalle dimensioni contenute, da assemblare sulla base meccanica del Maggiolino (all’epoca l’unica prodotta dalla Casa tedesca); l’olandese scarabocchia un bozzetto molto approssimativo, su cui riporta le caratteristiche distintive del veicolo: 750 kg di massa, motore posteriore e interasse lungo 2 metri.

Pur essendo sommarie, queste indicazioni risulteranno poi decisive per lo sviluppo del ‘pulmino’ che vedrà effettivamente la luce due anni dopo. Bisogna tener conto, infatti, che in quel preciso momento storico tutte le Case automobilistiche che producono anche veicoli commerciali si trovano a far fronte agli stessi problemi. Da un lato, creare dei mezzi non troppo lunghi – per facilitare le manovre in città – e dall’altro non sacrificare la capacità di carico. Il compromesso più diffuso – in particolare dalle Case francesi – è quello di accorciare l’anteriore, spingendo di fatti il motore verso l’abitacolo (che risultava così particolarmente angusto).

La soluzione proposta da Ben Pon, e poi implementata dalla Volkswagen, risulterà – all’interno di questo scenario – funzionale e di grande impatto. Lo spostamento del gruppo motore sul retro guadagna spazio e comfort all’abitacolo; in aggiunta, le sospensioni Volkswagen (a ruote indipendenti, mutuate dal Maggiolino ed adattate successivamente) rappresentano un altro punto a favore, in quanto migliorano sensibilmente l’esperienza di guida.

La prima serie: 1949 – 1967

La prima serie del furgoncino della Casa di Wolfsburg nasce nel novembre del 1949; a causa di una serie di problemi tecnici, i primi esemplari vengono consegnati solo a partire dal 1950. Il pulmino Volkswagen T1 Typ2 presenta una linea estremamente semplice, contraddistinta dal parabrezza anteriore diviso in due (da cui il soprannome ‘Split’).

Così come la base meccanica, anche la motorizzazione è mutuata dal Maggiolino: il 4 cilindri boxer raffreddato ad aria da 1.1 litri (1.131 cc di cilindrata) è in grado di sviluppare inizialmente una potenza di 25 CV. Progressivamente, viene aggiornato tramite aumenti di cilindrata e cavalleria; nel 1959, il Typ2 monta in esclusiva una variante da 40 CV. L’ultimo upgrade è quello del 1967, quando il propulsore da 1.5 litri raggiunge i 50 CV di potenza.

Questa prima serie, prodotta in tre generazioni, è quella ad aver riscosso il maggiore successo, entrando di diritto nell’immaginario collettivo . Il piccolo furgone Volkwagen, infatti, finisce – alla fine degli anni Sessanta – per essere associato in maniera indissolubile con il movimento Hippie e, più in generale, con la grande stagione del Sessantotto. Nello specifico, è la versione ‘Samba‘ a diventare il mezzo di trasporto per antonomasia dei cosiddetti ‘figli dei fiori’ grazie al suo aspetto marcatamente lontano dai pick-up prodotti negli Stati Uniti. Questo particolare allestimento si caratterizza per la carrozzeria bicolore e per i quattro finestrini ‘extra’ per lato allineati al di sopra di quelli laterali. Il model year 1967 sancisce la fine della produzione della prima generazione del Trasporter, almeno in Germania (dove la VW aveva realizzato un impianto di assemblaggio apposito ad Hannover). La produzione continuerà in Brasile fino alla metà degli anni Settanta.

Volkswagen Transporter
Fonte immagine: pixabay.com/it/illustrations/hippie-volkswagen-van-vw-viaggio-780804/

La seconda serie: 1967 – 1979

Il pulmino Volkswagen T2 viene prodotto per oltre un decennio, introducendo numerose novità rispetto alla prima generazione del modello. Quella più evidente riguarda il design che viene sensibilmente rivisto (sparisce il parabrezza diviso in due a favore di un’ampia superficie vetrata panoramica); migliorano anche la meccanica e la tenuta di strada, grazie agli interventi sulle sospensioni.

Questa versione verrà proposta con quattro motorizzazioni a benzina (con cilindrate comprese tra 1.6 e 2.0 litri) abbinate al cambio manuale a tre o quattro rapporti. La produzione, in Europa e negli Stati Uniti, cessa nel 1979 mentre prosegue in Sud America (in Brasile uscirà di produzione solo nel 2003).

Le serie successive

Sfumata l’aura della cultura Hippie, il Transporter è tornato ad essere un semplice veicolo commerciale furgonato di medie dimensioni. A partire dalla terza serie (1979 – 1990), la linea è diventata più squadrata, in linea con gli stilemi dell’epoca. Il Typ2 T3 adotta un frontale molto simile alla prima generazione della Golf, con una griglia frontale che si sviluppa principalmente in lunghezza, accogliendo i due fanali rotondi.

Discorso simile per la quarta serie, uscita di produzione nel 2003. Le forme della carrozzeria e dei gruppi ottici si fanno più tondeggianti, assecondando lo sviluppo stilistico che contraddistingue gli altri modelli della Casa tedesca. A partire dal 2014, la VW ha in listino la sesta serie del Transporter, sospinta da un motore 2.0 TDI, abbinato alla trazione integrale (4Motion) e proposto in vari tagli di potenza tra gli 84 e i 204 CV.

Nel corso dei decenni, la VW non ha fatto altro che adeguare lo sviluppo del Transporter a quello dei modelli di auto, mutuando impostazione e stile. Il design iconico ed immediatamente riconoscibile del T1 è sfumato con l’uscita di scena della seconda serie ma è stato palesemente ripreso dall’ID Buzz presentato a Ginevra nel 2018.

I prezzi pulmino Volkswagen

Per via dell’elevato valore simbolico ed evocativo, il Transporter Volkswagen gode ancora oggi di buon successo presso i collezionisti e gli appassionati di modelli d’epoca. Ovviamente, quelli prodotti tra la fine degli anni Sessanta ed i primi anni Settanta sono i più pregiati e ricercati, soprattutto come oggetti di culto e da restaurare.

I prezzi di un pulmino Volkswagen usato, in tal caso, variano a seconda dello stato di conservazione e del chilometraggio; in genere, bisogna mettere in conto una spesa di almeno 10.000 euro fino a superare i 70mila euro per un esemplare della prima serie, in buone condizioni e non troppo ‘vissuto’. Per quanto concerne la sesta serie del Transporter, invece, i rezzi oscillano tra i 30.000 ed i 48.000 euro circa, a seconda dell’allestimento e del tipo di trasmissione.

Fonte immagine: pixabay.com/it/illustrations/hippie-volkswagen-van-vw-viaggio-780804/

ultimo aggiornamento: 18-10-2019

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