La rigenerazione FAP (Filtro AntiParticolato) è un’operazione molto importante per la manutenzione dei motori diesel, gli unici ad essere dotati di questo dispositivo per la limitazione delle emissioni di polveri sottili.

Da tempo ormai l’industria automobilistica è costantemente impegnata verso lo sviluppo di tecnologie che rendano la mobilità sempre più ecosostenibile. Questo sforzo passa attraverso la promozione di nuove soluzioni, come ad esempio i motori ibridi plug-in o full-electric; in alternativa, le case costruttrici cercano al contempo di rendere meno inquinanti i propulsori già in commercio, ossia quelli a benzina e diesel che godono ancora di ampia diffusione. A proposito dei motori alimentati a diesel, uno dei dispositivi studiati per ridurre le emissioni inquinanti è il cosiddetto ‘filtro antiparticolato‘, spesso indicato anche mediante la sigla FAP. Vediamo di seguito cosa si intende per ‘rigenerazione FAP’ e, più in generale, come funziona questo dispositivo.

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La rigenerazione del filtro antiparticolato

La rigenerazione del FAP è un’operazione che avviene automaticamente e, è bene sottolineare, non va confusa con la pulizia del filtro. Il filtro antiparticolato è dotato di un software di comando e controllo delegato all’autodiagnosi del sistema di filtraggio.

Per mezzo di tale software, la rigenerazione scatta in automatico ogni 4-500 km (in base alla quantità di particolato accumulatasi nel filtro). L’inizio del processo viene segnalato sul display della strumentazione mediante la scritta “service”; la rigenerazione ha una durata di circa 2 o 3 minuti; per agevolarne lo svolgimento è consigliabile mantenere la vettura ad una velocità di almeno 60 km/h per cinque minuti trascorsi i quali la spia di segnalazione dovrebbe spegnersi. In base al modello della vettura, al termine del processo di rigenerazione potrebbe essere visualizzato un messaggio che richieda il ripristino del livello di additivo presente nel filtro. In tal caso bisogna recarsi presso un’officina specializzata per riportare il livello dell’additivo (necessario alla combustione del particolato) al valore originario. I filtri di moderna produzione, però, spesso sono concepiti e prodotti per operare senza l’utilizzo di additivi e pertanto richiedono ancor meno manutenzione ed hanno una maggiore durata.

Come funziona il filtro antiparticolato

Il filtro antiparticolato è un dispositivo presente soltanto nei motori alimentati a diesel. È concepito per trattenere le polveri sottili (ovvero quello che viene in gergo tecnico definito ‘particolato’ o ‘PM10’) che rappresentano uno degli elementi più inquinanti prodotti dalla combustione del carburante nei motori termici. Mediante l’azione del FAP, i costruttori cercano di limitare le emissioni così da rientrare almeno nella categoria di omologazione Euro 5.

La categoria Euro 5 è stata introdotta nel 2008 (tant’è che i primi modelli omologati come tali risalgono all’ottobre dello stesso anno) per poi essere sostituito dalla categoria Euro 6 nel 2014. Il limite di emissione di particolato per i veicoli a benzina stabilito dalla normativa europea è di 0.005 g/km, per qualsiasi tipo di veicolo o autocarro.

Filtro antiparticolato
Filtro antiparticolato

Da un punto di vista strettamente tecnico, il filtro antiparticolato è costituito da una componente di filtraggio realizzata in materiale poroso (carburo di silicio) dotata di un pre-catalizzatore; come già detto, il filtro è controllato da un software connesso al motore diesel common rail per l’autodiagnosi del sistema e l’attivazione della rigenerazione automatica. Infine, la terza componente del sistema di filtraggio delle polveri sottili è rappresentato un sistema di additivazione che inietta nel serbatoio del carburante, ogni qual volta si fa rifornimento, la quantità di additivo (il Cerio o la Cerina) necessaria alla combustione delle particelle catturate dal filtro.

Il funzionamento vero e proprio del filtro è molto semplice: il FAP trattiene le particelle di polveri sottili trasformandole in agglomerati di particelle mediante l’utilizzo di un additivo chimico. In tal modo, le particelle di PM10 formano delle unità dalle dimensioni superiori rispetto a quelle del particolato e vengono così trattenute all’interno del filtro. Tali agglomerati vengono poi bruciati alla temperatura del gas di scarico.

Il filtro DPF (acronimo di Diesel Particulate Filter) ha un funzionamento diverso. Le pareti del filtro sono trattate con materiali nobili che agiscono da catalizzatori nei confronti delle particelle di PM10. Queste poi devono attraversare un processo di combustione ad una temperatura superiore a quella del gas di scarico raggiunta per mezzo di iniezioni di gasolio.

La pulizia del filtro antiparticolato

Come detto, la rigenerazione FAP è operazione ben diversa dalla pulizia vera e propria del filtro. In base ad una serie di diversi fattori, il filtro antiparticolato va pulito ad intervalli regolari, (così come il filtro gasolio) al fine di assicurarne il corretto funzionamento. In genere, è buona norma effettuare la pulizia ogni sei mesi (o 50.000 km) se la vettura viene utilizzata prevalentemente in contesto urbano; ogni 9 mesi (o 80.000 km) in caso di utilizzo principalmente extraurbano; se, infine, il veicolo viene adoperato quasi esclusivamente per tragitti a lunga percorrenza, la pulizia può essere effettuata anche ad intervalli di 12 mesi (o 150.000 km percorsi). Ad ogni modo, è bene tenere presente le indicazioni eventualmente fornite dal costruttore e non rimandare mai la pulizia del filtro se la spia di segnalazione indica valori anomali di contropressione (cioè la resistenza fluidodinamica che impedisce la fuoriuscita dei gas di scarico nell’atmosfera).

Esistono diversi modi per pulire il FAP. Si può ricorrere al fai da te, quindi rimuovere il filtro, depurarlo delle particelle di polveri sottili che lo ostruiscono (si possono utilizzare sia solventi specifici sia una semplice pompa ad aria compressa) e rimontarlo. In commercio esistono alcuni prodotti chimici che permettono di eseguire la pulitura del filtro senza doverlo smontare grazie all’utilizzo di un solvente ad hoc e di una sonda apposita. Una volta effettuata l’intera operazione, per assicurarsi di aver ripristinato completamente la funzionalità del filtro, è bene eseguire una rigenerazione oppure una prova su strada.

Se, invece, si preferisce affidare la pulizia a mani più esperte, ci si può rivolgere ad un’officina meccanica. Esistono alcune aziende che offrono un ripristino del filtro mediante sistemi specifici; il filtro viene smontato, completamente ripulito e quindi reinstallato sulla vettura nel giro di 48 ore, con tanto di rilascio di un certificato di garanzia dove vengono indicati i valori di contropressione. Questo tipo di operazione restituisce un filtro dalla funzionalità simile ad uno nuovo, a meno che lo stesso non sia danneggiato in maniera irreparabile e necessiti per tanto di essere sostituito. Per sapere quanto costa la rigenerazione fap di questo tipo bisogna rivolgersi direttamente alle officine che offrono il servizio.

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ultimo aggiornamento: 21-04-2020


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