Anna Bulgari e il figlio Giorgio Calissoni furono rapiti ad Aprilia nel 1983. Dopo 35 giorni, la mutilazione di un orecchio e un riscatto miliardario, tornarono liberi.
La sera del 19 novembre 1983, Anna Bulgari Calissoni, 57 anni ed erede della celebre famiglia di gioiellieri, e suo figlio Giorgio Calissoni, 17 anni, furono rapiti nella tenuta familiare di Aprilia, in provincia di Latina. Il sequestro durò 35 giorni e divenne uno dei casi più impressionanti della stagione italiana dei rapimenti a scopo di estorsione.

Rapimento Anna Bulgari e Giorgio Calissoni: l’irruzione nella villa e l’ultimatum
Poco prima delle 19, Anna e il marito Franco Calissoni rientrarono nella proprietà. Tre uomini con passamontagna e fucili li sorpresero, colpirono Franco e immobilizzarono lui e il personale. Giorgio, che si trovava in un’altra parte della casa, fu catturato poco dopo. Anna venne chiusa nel bagagliaio della Fiat 132 familiare, mentre Giorgio fu caricato nell’abitacolo.
La gestione della trattativa ricadde soprattutto sulla figlia maggiore Laura Calissoni, allora avvocata. La prima richiesta era di tre miliardi di lire entro il 15 dicembre: in caso di ritardo, i sequestratori minacciavano di mutilare uno degli ostaggi e di aumentare il riscatto a quattro miliardi. Il primo contatto telefonico arrivò il 29 novembre. L’uomo che trattava con Laura utilizzava il nome “Riccardo”, successivamente associato a Claudio Cadinu.
I quattro miliardi e la liberazione
Dopo la mutilazione, la famiglia accettò di versare quattro miliardi di lire. Il denaro venne consegnato il 21 dicembre, lungo la via Aurelia, da persone incaricate dalla famiglia. Tre giorni dopo, la sera della vigilia di Natale, Anna e Giorgio furono liberati nei pressi della zona dalla quale erano stati rapiti.
Le condizioni dei due ostaggi testimoniavano la durezza della prigionia. Erano stati tenuti prevalentemente all’aperto, sotto una tenda e in catene, con continui spostamenti nei boschi. Anna aveva piaghe ai piedi e sul corpo; la ferita di Giorgio era gravemente infetta. Il ragazzo dovette sottoporsi successivamente a cinque interventi negli Stati Uniti per la ricostruzione dell’orecchio.
Le indagini portarono a numerosi arresti e a un lungo e complesso percorso giudiziario. Le ricostruzioni del tempo parlarono di otto condanne per complessivi 140 anni, ma diversi verdetti furono successivamente modificati o ribaltati. Nel 2025 Giorgio Calissoni, ripercorrendo personalmente la vicenda, ha sintetizzato l’esito parlando di “una sola condanna” rimasta come risultato effettivo del caso. È quindi più corretto non presentare i 140 anni come un dato definitivo dell’intero iter giudiziario.