Il Rapporto sul mercato del lavoro dell’Istat: “Durante la pandemia smart working per oltre 4 milioni di lavoratori”.

ROMA – E’ stato pubblicato il Rapporto sul mercato del lavoro dell’Istat. “Il ricorso allo smart working – si legge nella nota, riportata dall’Ansaha interessato subito dopo l’esplosione della pandemia il 21,3% delle imprese con almeno 3 addetti, la percentuale è calata all’11,3% nel periodo giugno-novembre. La quota di lavoratori in smart working nelle imprese che lo hanno attivato sale dal 5% del periodo precedente il Covid-19, al 47% dei mesi di lockdown di marzo-aprile, per assestarsi intorno al 30% da maggio in avanti“.

Brunetta: “Smart working fondamentale durante la prima ondata”

I primi dati sono stati commentati anche da Renato Brunetta. “Lo smart working – si legge in una nota del ministro – è stato certamente fondamentale durante la fase acuta della pandemia e ha segnato un cambiamento culturale da cui bisogna trarre tutte le conseguenti analisi. Ora occorre ridurlo ad essere uno degli strumenti di organizzazione del lavoro delle singole amministrazioni, strettamente connesso al livello di qualità dei servizi da fornire a cittadini e imprese. Sarà un punto all’ordine del giorno della nuova contrattazione, per quanto riguarda la regolazione […]. Il fenomeno va studiato a fondo e servono grandissimi investimenti dal punto di vista progettuale […]“.

Renato Brunetta
Renato Brunetta

Come è cambiato il mondo del lavoro con la pandemia

La pandemia ha sicuramente cambiato il mondo del lavoro. L’uso dello smart working potrebbe essere una vera e propria rivoluzione anche quando si ritornerà alla normalità.

Nelle prossime settimane continueranno i contatti tra il ministro Brunetta e i sindacati per valutare la possibilità di una rimodulazione dei contatti e l’inserimento del lavoro da casa tra gli strumenti delle aziende. Una rivoluzione che negli altri Paesi è iniziata da tempo e l’Italia è pronta a correre per ridurre il gap con il resto dell’Unione Europea.


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