Lo scontro tra il premier uscente e la futura premier finisce in parità.

Il botta e risposta tra Mario Draghi e Giorgia Meloni dei giorni scorsi è stato smorzato da entrambi ponendo fine a ogni polemica. Il premier, dopo le accuse sui ritardi sul Pnrr da parte di Meloni, ha tenuto a precisare che il suo governo ha rispettato tutte le scadenze e ha portato a termine le riforme previste per sbloccare la seconda tranche anche in anticipo.

Ma la tesi sui ritardi del Pnrr di Giorgia Meloni non è infondata. La leader di FdI non voleva creare una polemica tanto che ha accusato i suoi per aver fatto uscire quelle dichiarazioni sugli “evidenti ritardi difficili da recuperare” di cui si dovrà incaricare il futuro governo. Molto semplicemente Draghi ha fatto notare che se ci fossero stati ritardi la Commissione non ci avrebbe dato i soldi. L’assenza di ritardi arriva anche da Bruxelles che conferma che l’Italia si trova al passo sui tempi.

Mario Draghi
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Gli effettivi ritardi sul Pnrr del governo

L’erogazione dei fondi del Pnrr è infatti legata al raggiungimento di obiettivi intermedi (milestone) e finali (target). L’Italia ha raggiuto tutti gli obiettivi per il 2021 e 45 nei primi sei mesi del 2022 dei 55 previsti. Molti di questi però sono obiettivi intermedi e non target per cui basta avviare procedure legislative o di finanziamento. I ritardi effettivamente ci sono a causa della lentezza burocratica che non permette la completa realizzazione. Il governo ha infatti speso solo la metà dei fondi che aveva preventivato.

Ad oggi i progetti che sono stati completati riguardano opere già avviate che sono state inserite nel Pnrr per assicurarne il completamento. I ritardi si manifesteranno a partire dal prossimo anno quando si prevede un aumento della spesa per i nuovi interventi. Ma difficilmente il prossimo governo potrà far partire da zero nuovi progetti se non vengono portati a termine, completamente, i progetti legati ancora a quest’anno e a quello precedente.

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Speciale Governo

ultimo aggiornamento: 07-10-2022


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