La segretaria del Pd, Elly Schlein, non ha dubbi. Il messaggio al partito e agli alleati, oltre alla “minaccia” al Governo Meloni.
Elly Schlein ha chiuso la Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia davanti a circa 10mila persone e ha lanciato un messaggio chiaro in vista delle prossime elezioni politiche, attese dai più per la primavera del 2027. “Noi siamo e ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento. È Giorgia Meloni che deve dirci quando ci porterà al voto, e visto che il governo è stato inutilmente lungo, prima è meglio è per il Paese”, ha detto la segretaria del Partito democratico, indicando nel voto il prossimo passaggio decisivo.

Elly Schlein: tra primarie e alleati
Il suo intervento, durato oltre un’ora, si è concentrato soprattutto sulle proposte programmatiche del Pd. L’appuntamento si svolge nel pratone dell’Iren Green Park, lo spazio normalmente destinato ai concerti serali, anziché nell’area dei tradizionali dibattiti. La Schlein ha insistito sulla necessità di accelerare nella costruzione di un programma comune con gli alleati, sottolineando però che il lavoro non parte da zero. Tra le priorità ha indicato la difesa della sanità e dell’istruzione pubblica, il lavoro dignitoso, la politica industriale, il clima, i diritti, la democrazia e la pace.
La segretaria dem ha affrontato anche il tema del caro energia, proponendo di destinare i 14 miliardi di flessibilità europea a interventi specifici: 2 miliardi al Conto termico, 3 miliardi alla riqualificazione delle case popolari, 4 miliardi all’elettrificazione dei processi industriali, 3 miliardi a tram, metropolitane e bus elettrici e altri 2 miliardi a reti, accumuli e colonnine di ricarica.
Nessuna divisione: la situazione con Conte e M5S
Schlein ha evitato invece di soffermarsi sugli argomenti più divisivi, comprese le primarie, pur senza escluderle: “Prima il programma e poi decideremo insieme chi guida, o con un accordo o con le primarie. Noi non abbiamo mai paura del voto, sarà una festa di tutti. Se ci saranno le primarie le vinciamo insieme”.
Proprio sulle alleanze, però, resta sullo sfondo la posizione di Giuseppe Conte sull’Ucraina. Il leader del M5s avverte che dovranno essere chiariti alcuni punti prima di un eventuale programma comune, contestando la linea sulla guerra e sull’invio di armi a Kiev: “Il M5s non può sottoscrivere un programma che prevede di continuare a fare quello che fa Meloni in politica estera”.