Bocciato l’emendamento sulle preferenze: ancora tensioni a proposito della nuova legge elettorale. Cosa è successo in Senato.
Prosegue al Senato l’esame della nuova legge elettorale, arrivata in Aula in un clima segnato da tensioni e divisioni, anche all’interno della maggioranza. Al centro del confronto c’è soprattutto il tema delle preferenze e, in particolare, la proposta di superare i capolista bloccati per consentire agli elettori di esprimere direttamente la propria scelta. In questo senso è stata bocciata la proposta con 99 voti contrari.

Legge elettorale: bocciato emendamento preferenze
Nel pomeriggio Palazzo Madama ha respinto il sub-emendamento presentato dal senatore del Partito democratico Dario Parrini, che puntava proprio a eliminare i capolista bloccati e a introdurre il voto di preferenza. I voti favorevoli sono stati 68, mentre i contrari 99. Sulla modifica all’emendamento della maggioranza il governo aveva scelto di rimettersi alla decisione dell’Aula.
La bocciatura ha provocato una reazione immediata dai banchi dell’opposizione, dai quali si sono levati cori di “Vergogna”. La giornata sul fronte della legge elettorale è stata caratterizzata da diversi momenti di tensione e da una maggioranza apparsa inizialmente divisa sulla questione delle preferenze, prima di ritrovare una posizione comune al momento del voto.
La rabbia di Parrini
Dario Parrini ha duramente contestato l’esito della votazione e ha accusato Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni di incoerenza. Secondo il senatore dem, le opposizioni unite avrebbero messo in evidenza le divisioni del centrodestra, mentre FdI avrebbe respinto in Senato una proposta che, a suo giudizio, era nella sostanza simile a una sostenuta pochi mesi prima alla Camera.
Parrini ha inoltre criticato la scelta di non introdurre le “preferenze vere”, sostenendo che quelle previste dalla maggioranza sarebbero destinate soltanto a una parte degli eletti. Il senatore ha ricordato infine le precedenti posizioni del centrodestra sulle preferenze come strumento per garantire la sovranità popolare e la libertà di scelta degli elettori.
Il voto finale al Senato è previsto per martedì 15, mentre il testo dovrebbe arrivare alla Camera il 28, nonostante la richiesta delle opposizioni di estendere i tempi dell’esame.