La giornalista russa ha negato la guerra in diretta tv al programma di Lilli Gruber Otto e Mezzo scatenando uno scontro verbale.

Ieri sera ospite del programma di Lilli Gruber su La7 Otto e Mezzo anche una giornalista russa Nadana Fridrikhson. La discussione sulla guerra tra le due giornaliste ha provocato un’accesa discussione. La giornalista di La7 ha voluto invitare una giornalista russa per non creare il solito dibattito interno che si svolge da più di due mesi nei nostri talk show, ma dare spazio anche ad un punto di vista diverso e diretto.

Ma ben presto la giornalista russa fa alzare i toni perché si fa portavoce della propaganda russa.La Russia non ha occupato il Donbass, ma ne ha riconosciuto l’indipendenza – ha detto – L’obiettivo russo era proteggere le persone che abitano questo territorio“. Una frase sentita più volte dal Cremlino, negando quello che in realtà è, ovvero un’aggressione

La giornalista russa parla anche di Mariupol, la città che più di tutte sta subendo l’assedio russo. “Ho visitato Mariupol e parlato con le persone che hanno deciso di rimanere nei propri appartamenti. Non dico che tutti abbiano alzato bandiera rossa, ma molti di loro sono stati testimoni dei crimini commessi dal gruppo Azov e dai militari delle forza armate ucraine, come quello della clinica n.3, dove c’erano tante donne che stavano per partorire e le forze armate hanno tolto il generatore di energia, dicendo che servisse per la guerra“.

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Su quest’ultima parola si accendono gli animi. In Russia è proibito parlare di guerra ma quello che sta accadendo in Ucraina è un’operazione militare speciale. Quando Lilli Gruber la sottolinea la giornalista russa insiste dicendo:La chiamo come tutte le persone che riconoscono ciò che è: un’operazione speciale militare. Continuate a raccontare ciò che vi raccontano i vostri partner americani, altrimenti io non vedo nessuna spiegazione su come possiate affermare certe cose senza aver visto nulla sul campo“.

A questa frase si infuria la conduttrice di Otto e mezzo rispondendo: “Noi continuiamo a vedere una guerra. Io personalmente mi fido di più di un giornalista del New York Times che lavora per un quotidiano con una lunghissima tradizione di giornalismo autonomo e indipendente, critico verso il potere, che opera in un paese dove la libertà d’espressione dei giornalisti viene tutelata e garantita molto più di quanto accada per un giornalista russo, costretto a utilizzare tutta una serie di parole e adottare verità costruite perché se non lo fa viene messo in carcere.” Sottolinea con enfasi la giornalista Gruber. “Sono cose che qui non accadono ed è una differenza che devo ricordare”. 

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ultimo aggiornamento: 13-04-2022


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