Un’indagine delle forze dell’ordine ha fatto emergere un quadro sconcertante di combattimenti di pitbull con bimbi coinvolti.
Solamente poche settimane fa aveva fatto paura la storia di un povero uomo trascinato e sbranato da un branco di cani randagi. Adesso, un’altra vicenda ha visto coinvolti ben 13 pitbull, protagonisti di combattimenti mortali davanti al pubblico, compresi dei bimbi. La situazione è stata scoperta dopo un’indagine tra Sicilia e Campania portata avanti da Polizia di Stato e Carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Gela.

Combattimenti tra cani: i fatti scoperti
Tredici pitbull salvati, sei persone indagate e un’inchiesta che ha portato alla luce un presunto sistema organizzato di combattimenti clandestini tra cani. È il risultato dell’operazione “L’inferno dei pitbull”, condotta tra Sicilia e Campania da Polizia di Stato e Carabinieri sotto il coordinamento della Procura di Gela, guidata dal procuratore Salvatore Vella con la sostituta Lucia Caroselli.
Gli animali sono stati sottoposti a sequestro preventivo e affidati a strutture idonee indicate dal Comune di Gela. Tra i 13 pitbull recuperati ci sono quattro cuccioli e una femmina gravida. L’indagine è partita quasi casualmente durante un controllo effettuato nell’abitazione di uno degli indagati, inizialmente finalizzato alla ricerca di un cagnolino scomparso.
Gli agenti hanno trovato un pitbull con evidenti ferite sul muso e sul corpo, compatibili con segni di combattimento. Da quel ritrovamento sono scattati ulteriori accertamenti, compresi i sequestri delle abitazioni e l’analisi dei telefoni cellulari delle persone coinvolte. I sei indagati, tra i 22 e i 46 anni, sono stati denunciati a piede libero per maltrattamento di animali aggravato dalla crudeltà. Per loro è stata inoltre richiesta una misura cautelare, sulla quale dovrà pronunciarsi il gip.
I video e i bimbi nel pubblico
Secondo quanto emerso dall’analisi delle chat e dei dispositivi, gli incontri venivano organizzati in maniera sistematica: venivano stabiliti il peso dei cani, la somma delle scommesse e il luogo del combattimento, talvolta anche fuori provincia. Le conversazioni servivano a organizzare e promuovere gli appuntamenti, mentre le immagini degli scontri venivano successivamente diffuse attraverso i social.
Nei video esaminati dagli investigatori sono presenti animali gravemente feriti e un cane che muore durante le riprese. Tra gli elementi emersi c’è anche la presenza di bambini in età da scuola elementare durante alcuni incontri. Il procuratore Vella ha definito il fenomeno “una forma di devianza che non deve essere sottovalutata”. L’operazione ha visto impegnate circa trenta persone tra poliziotti, carabinieri e veterinari dell’Asp di Palermo. La Lega Antivivisezione ha espresso apprezzamento per l’intervento e ha comunicato la disponibilità a costituirsi parte civile nel procedimento.