Il ‘metodo Azzolina’ per la riapertura della scuola ha suscitato diverse perplessità.

ROMA – Il metodo Azzolina per la riapertura della scuola non ha convinto docenti, presidi e gli stessi genitori. La ministra ha annunciato l’intenzione del Governo di ripartire a settembre con una suddivisione in gruppi: metà classe in aula e l’altra metà in videoconferenza da casa.

Un’ipotesi ancora al vaglio della stessa task force visto che si dovrà valutare l’andamento al virus. Una misura simile potrebbe portare il Governo a prorogare i bonus decisi in queste settimane per aiutare i genitori con i figli a casa.

La task force precisa: “E’ solo un punto di partenza”

E’ solo un punto di partenza“. Il capo della task force, Patrizio Bianchi, ha tenuto a precisare che la decisione non è stata ancora presa. “Si tratta di uno scenario zero sul quale stiamo lavorando. Ci sono varianti che dobbiamo valutare perché parliamo sia di bambini di prima elementare che di maturandi“.

Un’emergenza, quella del coronavirus, che ha riportato la scuola al centro della discussione nel Paese: “Sono anni che chiediamo classi più piccole e questo periodo ha portato alla luce una serie di problemi che avevamo da anni. Può essere un’occasione per cercare di far ripartire nel migliore dei modi il mondo scolastico“.

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Il tema dell’autonomia

Il capo della task force si è soffermato anche sull’autonomia scolastica: “Sarà il tema centrale nella fase della ripartenza. Il nostro lavoro come task force finirà il prossimo 31 luglio. Entro quella data cercheremo di fornire al Ministero una road map per consentire alle scuole di funzionare al meglio nei prossimi anni. Come? Garantendo agli studenti di poter usufruire delle condizioni che possiamo offrire“.

Una ricostruzione completa, quindi, del mondo scolastico in un momento non semplice come quello che stiamo attraversando.

Scarica QUI la guida con tutte le precauzioni da prendere per limitare il contagio da coronavirus.

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