Uno studente dell’Università di Bologna è stato arrestato in Egitto. Ignoti i capi di accusa. La denuncia dei familiari.

IL CAIRO (EGITTO) – Uno studente dell’Università di Bologna, Patrick George Zaki, è stato arrestato in Egitto. Si tratta di un ricercatore e attivista locale che si è trasferito negli ultimi mesi in Italia per frequentare un master. Il giovane aveva deciso di ritornare in patria ma subito dopo l’atterraggio è scattato il fermo.

I parenti avevano detto di aver perso i contatti con lui dalla notte di giovedì 6 febbraio.

I capi di accusa

Come riferito da Amnesty, il fermo è scattato subito dopo il suo arrivo in Egitto. I capi di accusa non si conoscono ma per il giovane nel 2019 era stato diramato un mandato di cattura anche se il diretto interessato non era a conoscenza.

I capi di accusa dovrebbero essere quelli di diffusione di fake news attraverso i social media, istigazione alla protesta, sovvertimento del sistema politico vigente e della sicurezza nazionale.

Si temono torture visto che fonti, citate da Repubblica, hanno ipotizzato l’utilizzo dell’elettroshock durante l’interrogatorio. Una vicenda che sembra essere simile a quella di Giulio Regeni anche se su questo non si hanno certezze.

Respinto il ricorso

Nella mattinata di sabato 15 febbraio è andata in scena la prima udienza. I giudici hanno respinto il ricorso della difesa con Zaky che resta in carcere almeno fino al 22 quando ci sarà l’udienza sulle accuse.

Non ho fatto niente. Voglio solo tornare a studiare“, queste le parole del giovane egiziano che è arrivato in Aula pallido e in manette.

Prolungata la detenzione di Zaky

In seguito all’udienza del 27 luglio le autorità hanno deciso di prolungare di quarantacinque giorni la detenzione di Zaky. In questi giorni proseguiranno le indagini a carico dello studente.

Custodia cautelare prorogata anche nella giornata di mercoledì 7 ottobre 2020. Lo studente dovrà stare in carcere per altri 45 giorni. Ennesima proroga arrivata nel 22 novembre 2020.

Tribunale
Tribunale

Bologna in apprensione

Bologna è in apprensione per il futuro del giovane. “Seguiamo con massima attenzione – ha fatto sapere l’Università – la vicenda. Lo studente era ritornato in patria per una vacanza e non per un incarico assegnato da noi”. E il sindaco Merola aggiunge: “Mi associo alle preoccupazioni di Amnesty International. Dal nostro balcone sventola lo striscione giallo per Giulio Regeni e anche per questo non possiamo essere indifferenti a quanto accaduto“.

Il deputato di Leu, Nicola Fratoianni, chiede un intervento da parte delle autorità italiane nei confronti del Governo egiziano visto che l’arresto è avvenuto “per l’impegno dello studente in difesa dei diritti umani“.

I genitori di Zaki: “Sequestrato per farlo parlare di Regeni”

Ce l’hanno fatto vedere domenica. Lo rivediamo giovedì. Solo dieci minuti in parlatorio, assieme agli altri detenuti, presente un agente di polizia. Gli abbiamo portato acqua, patatine, pane, succo, formaggi, tutta roba in contenitori di plastica, niente tonno perché è nelle scatole di metallo. Lui non fuma, ma gli abbiamo portato le sigarette: in carcere, sono una moneta di scambio“.

“Sul fisico non ha molti segni, ma onestamente non sappiamo dire che cosa sia successo davvero: non ha potuto darci i dettagli di quel che gli hanno fatto. E’ bene che sia vivo, ma poi? E’ un ragazzo forte, però questa situazione è pesante, sa che cosa rischia, è psicologicamente provato”.

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ultimo aggiornamento: 22-11-2020


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