Di recente, Tajani ha formalmente dichiarato l’intenzione di mettere più soldi nelle buste paga dei giovani (e non) italiani.
Dopo la risposta in diretta tv che ha suscitato parecchio clamore, Tajani è tornato a fare parlare di sè per via di alcune dichiarazioni rilasciate di recente. Il ministro, come riportato da Libero a seguito di un’intervista realizzata ad hoc, ha parlato di come risollevare il Paese dalla crisi economica.
Nello specifico, il ministro si è riferito ad alcune azioni che potrebbero essere messe in pratica per realizzare alcuni ambiziosi obiettivi. Per esempio, il diritto alla casa e una busta paga più soddisfacente.

Le parole di Tajani
Il vicepresidente del Consiglio dei ministri, ha parlato dei provvedimenti economici che il governo ritiene necessari: “Intanto porteremo a 60.000 euro la soglia per la riduzione fiscale Irpef, a vantaggio della nostra classe media. Vogliamo abbassare le imposte che gravano sui giovani, per aumentare così, di fatto, il loro salario. Dobbiamo anche cominciare a detassare le tredicesime, partendo dai salari più bassi“.
Un altro punto saliente dell’intervista, riguarda la volontà di dialogare con le banche con l’obiettivo di realizzare maggiori investimenti: “Con loro vogliamo dialogare per creare le condizioni e gli incentivi per fare in modo che gli oltre 1.750 miliardi di euro di risparmio “parcheggiato” nei conti correnti siano investiti nell’economia. Se ogni italiano, con libera scelta, trovasse vantaggioso investire 10 euro ogni 100 che tiene depositati in banca, avremmo 175 miliardi di investimento in più, un Pnrr nuovo ogni anno“.
E ancora, sui fondi pensionistici depositati dai contribuenti: “Penso soltanto al ruolo che potrebbero avere i fondi pensioni delle casse professionali: investire in Italia per far crescere l’Italia. Questa sarebbe la vera svolta per rilanciare l’economia del Paese. Il nostro risparmio è il nostro petrolio“.
L’ipotesi aumento del deficit pubblico
Durante l’intervista a Tajani, gli è stata proposta come ipotetica soluzione anche l’aumento controllato del deficit pubblico: “È vero che le tasse sul lavoro sono alte, e per questo abbiamo abbattuto il cuneo fiscale. Certamente possiamo utilizzare il deficit per misure di sostegno. Ma i salari crescono se l’economia è solida e le imprese sono in salute. Imprese deboli pagano salari poveri; imprese forti possono pagare salari ricchi. I salari delle aziende che esportano sono generalmente più alti della media. Per questo c’è bisogno anche di un’adeguata formazione, di investire in nuove tecnologie. Il salario giusto è il frutto di politiche pragmatiche, non di scorciatoie ideologiche come il salario minimo“.