La donna aveva già denunciato l’ex che l’ha uccisa ma non è stata tutelata.

Un’altra donna è stata uccisa dal suo compagno. Alessandra Matteuzzi, 56enne agente di commercio nel settore della moda, è stata uccisa a Bologna a pochi passi da casa, dall’ex compagno. L’omicida è calciatore 27enne Giovanni Padovani che ha confessato agli inquirenti la sua responsabilità. L’uomo l’ha aspettata per ore poi l’ha aggredita con un martello. La donna era a telefono con la sorella che l’ha sentita gridare e implorarlo di fermarsi.

La donna aveva già denunciato l’ex per stalking ma nulla è servito e ora è stata uccisa. Non mancano le polemiche sugli strumenti di tutela delle vittime di abuso e violenza. Le testimonianze dei vicini e della sorella hanno permesso agli inquirenti di ricostruire la dinamica dell’omicidio. Tutto è iniziato da una lite che è trascesa in violenza, le sue urla hanno allertato i residenti che hanno chiamato polizia e soccorritori ma per la donna non c’è stato nulla da fare.

Violenza donna ragazza
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La donna uccisa era stata già vittima di stalking

La polizia ha trovato il calciatore ancora lì con l’arma del delitto ed è accusato di omicidio aggravato. Davanti agli investigatori, ha ammesso le sue responsabilità. Il pm ha predisposto l’autopsia mentre la polizia sta cercando di capire dove l’omicida abbia preso l’arma del delitto. Poco prima dell’aggressione la donna era al telefono con la sorella. “E’ scesa dalla macchina e ha cominciato a urlare: ‘no Giovanni, no, ti prego, aiuto”. Io ero al telefono, ho chiamato immediatamente i carabinieri che sono arrivati subito. Io abito a 30 chilometri. Alla fine l’ha massacrata di botte”.

La sorella della donna uccisa dall’ex compagno ha ricostruito la storia tra i due dicendo che si conoscevano da poco più di un anno e lui ha subito iniziato ad avere ossessioni verso di lei. La donna racconta che cosa era accaduto quando era stato da lei. “Lui aveva rotto piatti e bicchieri, si era arrampicato dalla terrazza, staccava la luce generale del suo appartamento, e le faceva degli agguati sulle scale” racconta. Poi a luglio la donna lo aveva denunciato per stalking segnalando atteggiamenti molesti, le continue telefonate, i messaggi e gli appostamenti che le faceva. In Procura era stato aperto un fascicolo.

Servono strumenti più efficaci per tutelare le donne

La donna uccisa di botte aveva paura di lui, infatti la sorella stava a telefono spesso con lei per tenerle compagnia. Anche i vicini lo sapevano ed erano intervenuti nella lite a cui il calciatore non aveva opposto resistenza. Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna dichiara che c’è bisogno di sviluppare strumenti di tutela sempre più efficaci”.

La vicenda mostra “i limiti degli strumenti legali e istituzionali di cui disponiamo nel contrasto alla violenza di genere, a maggior ragione se non accompagnati da una profonda conoscenza del fenomeno”. E visto che “una delle conseguenze dello stalking è il senso di impotenza e di perdita del controllo sulla propria vita, e immaginiamo l’impatto che una notizia come questa può avere su tutte le donne che stanno combattendo questo tipo di violenza”, dal Coordinamento ricordano che “nessuna donna è sola di fronte alla violenza, e che è sempre possibile rivolgersi ai Centri antiviolenza”.

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ultimo aggiornamento: 25-08-2022


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