I gasdotti russi sono inutilizzabili e l’Ue corre a trovare nuovi importatori. Chi sono gli attori che guadagnano di più in questo contesto?

Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, l’Ue è corsa a fare rifornimenti di gnl, ovvero il gas naturale liquefatto. Dalla Cina all’Eni, sono già tanti i contratti attuati per i nuovi investimenti in vista dell’arrivo dell’inverno. Ma chi sono gli attori di quello che potrebbe essere il nuovo “oro” dell’energia mondiale e chi ci guadagna di più?

impianto gas
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La corsa dell’Ue al gnl

Con la guerra in Ucraina, i Paesi Ue sono corsi a fare scorte di gnl. La Germania si è assicurata le prossime forniture nei Paesi del Golfo, la premier Elisabeth Borne andrà in Algeria per discutere con il gigante di casa Sonatrach, e la Francia e l’Italia hanno annunciato nuovi investimenti in Qatar. L’Eni intanto sta rafforzando la sua presenza nei mercati emergenti africani, a partire dalla Nigeria.

Si prevede che le esportazioni Usa in Europa potrebbero raddoppiare entro la fine dell’anno, fino a sostituire il gas russo entro il 2030. Una rapida corsa al gnl per l’Ue dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, una corsa che i Paesi europei stanno pagando a caro prezzo.

Guerra in Ucraina

Nel 2021 la Cina e il Giappone hanno acquistato più o meno la stessa quantità di gas liquefatto dell’intera regione europea, che comprende anche Regno Unito e Turchia. Se Pechino ha importato 79 milioni di tonnellate di gnl, la Spagna e la Francia, i principali importatori dell’Ue, si sono fermati a circa 13 milioni di tonnellate a testa. A seguire l’Italia, con 6,8 milioni di tonnellate. 

Con lo scoppio della guerra in Ucraina però la situazione sta cambiando. In ricerca di alternative, dopo l’incidente dei gasdotti russi, l’Ue ha aumentato notevolmente gli acquisti di gas liquefatto, soprattutto per le scorte invernali. Ma questi surplus sono stati concordati al di fuori dei contratti a lungo termine, seguendo i prezzi del mercato europeo che viaggiano sui 40 dollari per milioni di unità termiche britanniche. Quindi il doppio rispetto a un anno esatto fa, e quasi quattro volte quelli registrati a inizio 2021. 

Usa, principali esportatori di gnl

Dall’altra parte, nel 2021, l’Australia e il Qatar hanno coperto circa il 40% dei carichi delle decine di navi che circolano nei mari del globo. Gli Stati Uniti invece rileva un export che ha raggiunto l’anno scorso le 67 milioni di tonnellate. Circa 16 milioni di queste sono state vendute ai Paesi Ue.

In seguito a un accordo sottoscritto a marzo tra Biden e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Washington si è impegnata a fornire più gnl all’Ue: il target di 36 milioni di tonnellate. Ma a fine giugno, la quota aveva già superato le 28 milioni di tonnellate e in 6 mesi erano già stati superati i carichi forniti in tutto il 2021.

Per questo a fine anno, il gnl made in Usa stoccato nei porti europei potrebbe addirittura triplicare. Una buona notizia per i produttori statunitensi che stanno vendendo anch’essi il gnl ai prezzi sempre più alti fissati dal mercato spot. Secondo Guy Broggi, esperto del settore, tra il dicembre 2021 e gennaio 2022 “c’erano 80 carichi al mese provenienti dagli Stati Uniti e ogni carico guadagnava circa 60 milioni di dollari di profitto netto”. Oggi, il prezzo sul mercato europeo ha raggiunto i 40 dollari, mentre quello Usa viaggia sotto i 10 dollari.

Oggi grazie alla necessità di gas dell’Europa, i produttori statunitensi sono i principali esportatori di gnl del mondo. Un report dell’Ewi sugli sviluppi nei mercati globali del gas, stima che da qui al 2030 gli Usa potrebbero esportare fino a 110 milioni di tonnellate all’anno verso l’Ue, il che equivale al 90% del gas che la Russia pompava verso il Vecchio Continente fino all’anno scorso. 

Il ruolo della Cina

Nel 2021 il commercio globale del gnl ha toccato 372 milioni di tonnellate di export. L’Ewi stima il raddoppiamento di questo mercato in meno di dieci anni grazie all’ingresso dell’Europa che ha sicuramente accelerato la crescita. Ma ecco anche una competizione con i giganti asiatici. La guerra sul gnl mette contro l’Ue con Giappone e Corea del Sud, oltre ai Paesi a più basso reddito come Pakistan e Bangladesh. 

La Cina al momento ha aumentato gli acquisti dalla Russia e dall’altra parte ha cominciato a rivendere il gas liquefatto in eccesso. Sicuramente perché le compagnie cinesi stanno in qualche modo aiutando l’Ue e il Regno Unito rigirando le eccedenze, ma le mosse di Pechino sembrano mirate ad aumentare il proprio peso negli equilibri del mercato globale del gnl, controbilanciando Washington e influenzando le strategie dell’Ue nel breve e medio termine. 

La corsa dell’Europa

La Cina attende l’ingresso della Germania, che sta investendo con forza per recuperare in breve tempo il gap infrastrutturale. Berlino, che si è affacciata nei Paesi del Golfo, si è assicurata dei contratti già a partire dal 2023. Anche Italia, Francia, Olanda e Grecia hanno annunciato i loro nuovi accordi per assicurarsi i propri rifornimenti.

La Spagna ha proposto di portare il suo gnl a Berlino con un nuovo gasdotto. In questo contesto non ci guadagnano solo gli Usa, i Paesi del Golfo e il duo Cina-Russia, ma anche la francese TotalEnergies, l’olandese Shell, la britannica Bp, e l’italiana Eni.

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ultimo aggiornamento: 29-09-2022


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