Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha parlato in vista del Referendum Giustizia respingendo importanti accuse ricevute.
Dopo aver sottolineato la possibilità di richiedere l’intervento dell’Onu per liberare lo Stretto di Hormuz dalla situazione che si sta vivendo a causa della guerra in Medio Oriente, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, è tornato in tv con argomenti legati anche al prossimo Referendum Giustizia, replicando anche ad alcune accuse a lui rivolte.

Guido Crosetto: la guerra in Medio Oriente e Hormuz
Intervenuto in televisione da Bruno Vespa a ‘Cinque Minuti’, di ‘Porta a Porta’, Guido Crosetto ha affrontato diverse tematiche legate agli argomenti di stretta attualità italiana e internazionale. Tra questi, quello della guerra in Iran e in tutto il Medio Oriente. Il Ministro della Difesa ha tenuto subito a precisare: “Questa non è una guerra in cui ci saranno vincitori o vinti”.
Ribadendo i concetti già in precedenza espressi, Crosetto ha quindi aggiunto alcuni riferimenti all’importanza dello Stretto di Hormuz “il cui controllo diventerà uno snodo dei destini del mondo nel prossimo futuro. Il nostro compito è portare tutti gli attori in campo a ragionare, il tema è che bisogna far ragionare anche gli iraniani. Mi auguro che Paesi come l’India o la Cina si uniscano”, ha detto facendo riferimento alla richiesta di risolvere le controversie in sede Onu.
Il Referendum Giustizia e la Costituzione
Tra gli altri passaggi dell’intervento di Crosetto, anche quello sul prossimo Referendum. In questo senso, il Ministro si è trovato a dialogare, in un vivace botta e risposta, con la deputata Debora Serracchiani, alla quale ha voluto fare delle dure precisazioni. “Io credo in questa Costituzione, ho giurato di servire questo Paese sulla Costituzione e lo sto facendo con onore da tre anni e mezzo e non consento a nessuno di dire che non credo in questa Costituzione“.
E sulla separazione delle carriera, il titolare della Difesa ha aggiunto: “Penso che alla fine sia un referendum che rafforza il magistrato, lo rende più libero, gli consente di investire tutte le sue forze non per accreditarsi con qualcuno che può decidere sul suo destino, anche di carriera, ma dedicandosi al suo lavoro. Sono convinto che separare chi giudica da chi conduce l’accusa sia una garanzia per tutti gli imputati, ma sia una garanzia di un processo giusto, di avere un giudice terzo […]”.