Dopo aver pagato una prostituta, un uomo avrebbe abusato di lei contro il suo consenso. La complicata storia emersa.
Un altro caso di violenza dopo quello relativo alla ragazzina abusata sul divano. Un uomo di 35 anni, residente a Ofena, in provincia de L’Aquila, è stato condannato dal tribunale a quattro anni e un mese di reclusione per i reati di violenza sessuale e furto. La sentenza conclude il procedimento relativo ai fatti avvenuti la sera dell’8 aprile di due anni fa, quando il 35enne aveva contattato una prostituta a L’Aquila per un rapporto sessuale a pagamento.

Prostituta pagata e poi violentata: il caso
Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, tra i due era stato concordato un compenso di 50 euro per una prestazione della durata di venti minuti. Trascorso il tempo stabilito, la donna avrebbe chiesto all’uomo di interrompere il rapporto. Stando all’accusa, però, il 35enne avrebbe ignorato il rifiuto della donna, proseguendo per altri quattro minuti e costringendola a subire gli atti sessuali dopo averla immobilizzata sul letto.
La vittima sarebbe riuscita a liberarsi soltanto dopo essersi divincolata, interrompendo così la violenza. Subito dopo avrebbe contattato telefonicamente la centrale unica di soccorso per chiedere aiuto. Prima dell’arrivo dei carabinieri, secondo la ricostruzione accolta dal tribunale, l’uomo avrebbe inoltre preso 30 euro dalla borsetta della donna, sostenendo di voler recuperare parte della somma pagata per una prestazione che riteneva non fosse stata portata a termine. Al momento dell’intervento dei militari, il 35enne si trovava ancora nell’abitazione.
La situazione dell’imputato
In un primo momento l’uomo era stato sottoposto a una misura cautelare, successivamente sostituita con l’obbligo di dimora. Nel corso del dibattimento la difesa aveva contestato la ricostruzione dell’accusa, sostenendo che il comportamento dell’imputato fosse stato influenzato da uno stato di alterazione e da difficoltà nella comprensione della lingua italiana. Il tribunale ha tuttavia ritenuto sufficientemente provati i fatti contestati, confermando la responsabilità dell’imputato per violenza sessuale e, seppur con una parziale diversa valutazione dell’accusa, anche per il reato di furto.