Nell’ambito della guerra in Iran, Donald Trump starebbe evitando un’escalation del conflitto per alcune ragione emerse in queste ore.
Non solo il prossimo incontro con Zelensky per la guerra in Ucraina. A tenere banco, ovviamente, è anche il conflitto con l’Iran. In questo senso, dopo varie minacce, Donald Trump avrebbe deciso di non procedere con una escalation per alcuni timori. A riferire i retroscena sullo stop a nuovi attacchi è stato il New York Times che ha parlato anche del timore di prosciugare le scorte dei Patriot da parte degli Usa.

Guerra in Iran: Trump dice no a escalation. Il motivo
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, al momento non sarebbe intenzionato a procedere con una nuova escalation militare nei confronti dell’Iran. Alla base di questa scelta vi sarebbe soprattutto la preoccupazione per il possibile esaurimento delle scorte di intercettori Patriot e di altre munizioni strategiche. Secondo quanto riportato dal New York Times, la sospensione degli attacchi sarebbe motivata anche dal timore che il conflitto possa estendersi ulteriormente in Medio Oriente, aggravando al tempo stesso la crisi energetica.
La decisione sarebbe stata presa al termine di una riunione tenutasi venerdì, alla quale hanno partecipato i principali consiglieri del presidente e alcuni membri di spicco del suo gabinetto. L’indiscrezione è stata riferita da due fonti informate sui colloqui.
I dettagli: cosa filtra sulla situazione degli Usa
Nel corso dell’incontro, il generale Dan Caine, capo dello Stato Maggiore congiunto, avrebbe spiegato in forma riservata che una ripresa delle operazioni militari su vasta scala contro l’Iran sarebbe possibile dal punto di vista operativo. Tuttavia, una simile scelta comporterebbe un consumo molto elevato degli intercettori disponibili presso il Central Command dell’esercito statunitense, responsabile delle operazioni in Medio Oriente. Lo riferiscono funzionari citati dal New York Times. Un portavoce del generale Caine non ha rilasciato dichiarazioni sui consigli forniti al presidente.
Dal canto suo, Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha ribadito che Trump ha sempre sostenuto di privilegiare una soluzione diplomatica. Allo stesso tempo, ha precisato che tutte le opzioni restano disponibili nel caso in cui l’Iran continui attività terroristiche nello Stretto di Hormuz o contro i Paesi alleati. Infine, un alto funzionario statunitense, rimasto anonimo e citato dal New York Times, ha espresso perplessità sull’efficacia di un’eventuale ripresa delle principali operazioni militari, ritenendo incerto che questa possa convincere l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati