Il caso di madre e figlia avvelenate con la ricina: gli “elementi certi” e la posizione di Gianni Di Vita esposta dal suo avvocato.
Potrebbero esserci “elementi certi” tali da spingere gli inquirenti a valutare l’ipotesi di un duplice omicidio premeditato nel caso della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ovvero madre e figlia avvelenate con la ricina e decedute lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Sul giallo stanno emergendo nuovi elementi, anche dopo il nuovo interrogatorio all’infermiere, che potrebbero orientare le indagini verso uno scenario diverso da quello dell’incidente.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: “elementi certi”
Secondo fonti vicine all’inchiesta, gli investigatori avrebbero infatti acquisito alcuni forti indizi di reato. Indicazioni in questa direzione sarebbero arrivate informalmente anche dagli esperti tedeschi del Robert Koch Institute, ai quali sono stati affidati importanti accertamenti sul caso. Per il momento, tuttavia, si tratta di indicazioni in attesa delle relazioni ufficiali che dovranno essere inviate da Berlino.
Tra gli aspetti ancora da chiarire ci sarebbe anche la presenza della ricina su alcuni reperti e alimenti. Sarebbero emersi dati anomali, ma per conoscere con precisione il loro significato sarà necessario attendere le consulenze degli esperti tedeschi.
L’ipotesi incidente: parla l’avvocato di Gianni Di Vita
Nel frattempo, all’ANSA ha parlato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara. L’avvocato ha invitato a non escludere nessuna delle ipotesi attualmente sul tavolo, compresa quella dell’incidente. “Io credo che l’ipotesi dell’incidente debba essere valutata come tutte le altre ipotesi che sono in campo, senza escluderla”, ha dichiarato.
Facciolla ha inoltre spiegato che anche i familiari delle due vittime “non hanno mai escluso l’ipotesi dell’incidente”. Per fare maggiore chiarezza, secondo il legale, sarà decisivo mettere a confronto due serie di risultati: quelli relativi alle analisi sugli alimenti presenti nella casa di Pietracatella e repertati subito dopo i fatti e quelli dei 131 prelievi effettuati nel mese di luglio.
Sarà proprio l’incrocio tra questi dati, ha sottolineato Facciolla, a poter confermare oppure escludere il possibile veicolo che ha provocato la morte di Sara e Antonella.