Tra Governo Meloni e campo largo anche Lilli Gruber e Pier Luigi Bersani si sono trovati a “discutere” in studio a ‘Otto e mezzo’.
Le prossime elezioni politiche, la forza della Meloni e quella del campo largo continuano ad essere argomenti di primissimo piano in tv. Dopo l’affondo di Alessandro Di Battista alla coalizione delle opposizioni ecco un curioso siparietto, non senza qualche astio, tra Lilli Gruber e Pier Luigi Bersani durante il programma ‘Otto e mezzo’ su La7.

Lilli Gruber e Bersani: scintille in diretta
Botta e risposta tra Lilli Gruber e Pier Luigi Bersani durante ‘Otto e mezzo’, il programma di approfondimento politico in onda su La7. Al centro del confronto, il futuro politico italiano, le prospettive del centrosinistra e il bilancio dell’azione del governo guidato da Giorgia Meloni. L’ex segretario del Partito Democratico ha contestato le scelte dell’esecutivo e allo stesso tempo ha messo in discussione i risultati rivendicati dalla premier, soprattutto sul fronte economico.
Ad introdurre il tema degli equilibri politici è stata la padrona di casa, secondo cui “ci sono buone possibilità che rimanga la destra”. Una previsione che Bersani non ha fatto condiviso e alla quale ha risposto senza esitazioni: “Questo lo dice lei”. Una replica che ha quindi lasciato aperta la partita elettorale e mostrato come, secondo l’esponente politico, l’esito delle prossime elezioni non possa essere considerato scontato.
Il ruolo dell’Italia e dell’Europa: l’affondo di Bersani
Il confronto si è poi spostato sull’Europa. Gruber ha chiesto a Bersani come si concili la rivendicazione dei successi ottenuti da Meloni in ambito europeo con le critiche che la presidente del Consiglio rivolge all’Unione sul piano economico.
La risposta dell’ex segretario dem è prima di tutto partita da una considerazione: “L’Europa è quella lì, con tutti i suoi difetti”. Per Bersani, il principale cambiamento degli ultimi anni è rappresentato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, senza il quale, sostiene, l’Italia si troverebbe in una situazione ben più difficile.
Da qui la domanda rivolta alla premier: perché, quando il governo si è insediato, l’Italia figurava tra i primi tre Paesi europei per crescita, con un aumento del 3,9%, mentre oggi si trova tra gli ultimi tre? Bersani ha richiamato anche i 200 miliardi del PNRR e chiede conto dei risultati economici raggiunti.
“Di riforme strutturali che faccian crescere la competitività […] non ce n’è una”, ha aggiunto criticando l’operato dell’esecutivo. Secondo Bersani, il governo avrebbe mantenuto i parametri europei soprattutto grazie al fiscal drag, a discapito di dipendenti e pensionati, puntando invece su misure limitate e interventi dal valore prevalentemente simbolico o ideologico.
L’ex segretario del PD ha concluso denunciando l’assenza di riforme strutturali capaci di migliorare competitività ed equilibrio del Paese. “Han fatto la legge elettorale. Punto”, definendo infine gli ultimi quattro anni “anni buttati via” in una fase in cui, a suo giudizio, l’Italia non può permettersi di perdere tempo.