Scontro con i magistrati da parte della Premier Meloni che ha deciso, per ora, di non firmare il Dpcm relativo agli arretrati e gli stipendi.
Non solo il vertice sulla sicurezza dopo gli scontri di questo weekend nelle piazze italiane. Per la Premier Giorgia Meloni c’è un altro tema caldissimo da risolvere. Il governo non darà il via libera, almeno per il momento, al decreto che consentirebbe di riconoscere aumenti retributivi e arretrati ai magistrati.

Giorgia Meloni non firma il Dpcm per i magistrati
Giorgia Meloni ha annunciato che non firmerà il Dpcm necessario a sbloccare le somme legate agli aumenti retributivi e agli arretrati dei magistrati, giudicando eccessivo l’impegno economico richiesto allo Stato. Una decisione che apre un nuovo confronto con l’Associazione nazionale magistrati (Anm), pronta a tutelare i diritti della categoria attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento.
“In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati”, ha dichiarato la presidente del Consiglio ad Adnkronos. La premier ha confrontato questa cifra con le risorse necessarie per affrontare la crisi dell’autotrasporto, sottolineando che la somma richiesta sarebbe circa dieci volte superiore a quella che sta cercando per evitare il blocco delle consegne delle merci in Italia.
La questione nasce da un errore di calcolo dell’Istat che, dal 2018, avrebbe determinato aumenti inferiori a quelli previsti dalla legge per i magistrati. Il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi presentati dalle toghe, riconoscendo le loro ragioni e aprendo la strada al recupero delle somme non corrisposte.
Secondo le cifre riportate, il rimborso ammonterebbe a circa 70mila euro lordi per ciascun magistrato, riferiti a sei anni di pagamenti ridotti, ai quali si aggiungerebbero circa 20mila euro lordi di aumenti. Il nuovo metodo di ricalcolo porterebbe così il conto complessivo per lo Stato vicino al miliardo di euro. L’Anm, tuttavia, sostiene che gli importi effettivamente dovuti sarebbero sensibilmente inferiori.
Meloni ha anche precisato che, qualora il Consiglio di Stato lo ritenesse opportuno, potrebbe essere nominato un commissario. “Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità”, ha affermato. La presidente del Consiglio si è comunque detta disponibile a incontrare i rappresentanti dell’associazione per valutare un’eventuale soluzione condivisa, convinta che molti magistrati comprendano le priorità del momento.
Lo scontro con l’Anm
La replica dell’Anm è arrivata attraverso il vicesegretario Stefano Celli, che ha ribadito la volontà di difendere le prerogative della categoria. “Se ci sono dei margini faremo un ricorso”, ha spiegato, aggiungendo che l’associazione valuterà il ricorso e utilizzerà gli strumenti riconosciuti dall’ordinamento per far valere quelli che definisce gli stessi diritti degli altri cittadini.