Il giallo della bambina di tre anni uccisa a Tortona dalla madre: l’ultimo messaggio prima del drammatico epilogo.
Stanno emergendo ulteriori dettagli in merito alla morte di una bambina di tre anni che sarebbe stata uccisa dalla madre a Tortona. I fatti hanno generato grande attenzione da parte dei media e ora stanno venendo a galla importanti notizie in grado di far comprendere meglio il disagio vissuto dalla donna e la follia che l’ha spinta al gesto tremendo.

Uccide la figlia a Tortona: l’ultimo messaggio
“Per favore domani mattina vieni ad aprire la porta di casa mia. La serratura non funziona bene”. È il messaggio inviato da Victorija Timofeeva, trentenne di origine russa, a una vicina nella notte tra giovedì e venerdì. Poche ore dopo, la donna sarebbe stata arrestata a Tortona, con l’accusa di aver ucciso la figlia Alessandra Lucia.
Le due vivevano nella stessa struttura di accoglienza, ricavata nella canonica di Santa Maria Canale. La vicina, anche lei ospite della casa sociale, inizialmente non aveva compreso il significato di quelle parole. “Mi è sembrato strano, solo ora capisco”, ha raccontato, spiegando di non conoscere bene l’italiano. Alla richiesta aveva risposto semplicemente: “Ok”.
Circa un’ora dopo, però, era arrivato un secondo messaggio: “Non venire più. Non c’è più bisogno. Perdonatemi”. Rilette alla luce di quanto accaduto, quelle frasi assumono un significato diverso. Secondo la ricostruzione, la donna avrebbe progettato di uccidere la bambina e poi togliersi la vita, facendo in modo che qualcuno trovasse i loro corpi. Sul tavolo dell’abitazione è stata trovata una lettera d’addio.
Le accuse alla madre
Victorija è accusata di aver colpito la figlia con un coltello e di aver successivamente tentato il suicidio, senza riuscirci. Sarebbe stata lei stessa, in lacrime, a chiamare il 112. Da quel momento non ha più parlato: si è avvalsa della facoltà di non rispondere sia davanti al pubblico ministero sia durante l’udienza di convalida davanti al gip. Nel carcere di Vercelli, secondo quanto riferito, continua a piangere.
La sua vita era segnata da difficoltà e isolamento: i parenti vivono in Russia e la piccola, che chiamava “Bimba”, rappresentava probabilmente il suo principale punto di riferimento. Nel luglio 2024 aveva denunciato per lesioni l’ex compagno, padre della bambina, ma la Procura di Alessandria aveva chiesto l’archiviazione. Nel frattempo era stata sostenuta da centri antiviolenza e associazioni, che le avevano garantito un alloggio e assistenza alimentare.
Giovedì si era svolta l’udienza sull’affidamento. Il giudice le aveva ricordato l’obbligo di rispettare l’accordo e consentire al padre di incontrare la figlia due volte alla settimana, in un luogo neutro.