Diretto e capace, Bruno Vespa rivendica i suoi successi e fa un’ammissione a livello professionale davvero particolare.
Di recente si era espresso sul caso Ranucci, facendo notare anche come, se la vicenda avesse coinvolto lui, alcuni pareri sarebbero, forse, stati differenti. Ad ogni modo, Bruno Vespa, rispetto al collega, è pronto a tornare protagonista in tv sulla Rai, e a Leggo ha raccontato i segreti del suo successo con Porta a Porta ma anche Cinque Minuti, confidando alcuni retroscena molto interessanti.

Bruno Vespa e il successo delle sue trasmissioni
Tra i primi passaggi dell’intervista a Leggo di cui vi riportiamo solo pochi estratti, Bruno Vespa ha dato merito del successo personale e delle sue trasmissioni a tutto il team. Dietro i grandi traguardi ottenuti ormai da oltre 30 anni, infatti, c’è una squadra unita che lavora per raggiungere un obiettivo comune. Ma non solo.
A premiare Vespa anche “l’equilibrio”, specie dal punto di vista politico degli ospiti. “Il segreto di tale longevità ? L’equilibrio e per noi parlano i numeri: 43 presenze per Fratelli d’Italia e 43 per il Partito Democratico, 9 presenze per il governo, 102 per la maggiornaza e 108 per l’opposizione. Discorso simile per ‘Cinque Minuti'”.
Da qui una ulteriore precisazione: “Se fossimo davvero Tele Meloni, dovremmo dare molto più spazio che in passato alla premier… Il pubblico ci premia per il pluralismo e per il rispetto che abbiamo sempre mantenuto, non ignoriamo nessun argomento ma stiamo attenti al modo di raccontarlo”.
Da Ranucci alla “cena col diavolo”
Interessante anche un passaggio legato al caso Ranucci e al fatto se sia o meno corretto e professionale per un giornalista incontrare personaggi che hanno rapporti controversi con la giustizia. In questo caso Vespa ha fatto un’ammissione: “Ho incontrato Saddam Hussein e, per restare ai fatti italiani, il figlio del boss mafioso Totò Riina e non ne sono affatto pentito, anche per il risultato che è venuto fuori da quella intervista-testimonianza sulla latitanza del capo di Cosa nostra. Se fiuta una notizia, ci sta che un giornalista vada a cena anche con il diavolo“.