Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha spiegato come mai voterà “Sì” al prossimo Referendum Giustizia. Le motivazioni della scelta.
Dopo aver ironizzato e preso di mira Salvini, ecco Carlo Calenda esporsi sul tema del Referendum Giustizia. Parlando a ‘Cinque Minuti’ con Bruno Vespa, il leader di Azione ha sottolineato come lui voterà “sì”. In questo senso, il politico ha motivato e spiegato le ragioni della sua scelta sottolineando diversi aspetti interessanti.

Carlo Calenda vota “sì” al Referendum Giustizia
Intervenuto con Bruno Vespa a ‘Cinque Minuti’, Carlo Calenda si è esposto in vista del prossimo Referendum sulla Giustizia spiegando di votare per il “sì”. “Perché voto sì? Perché si vota sulla Costituzione, che è una cosa ben più importante di Meloni, Calenda, Schlein, Conte, cioè la nostra carta fondamentale”, ha detto il leader di Azione.
“E siccome io penso che la separazione delle carriere sia un presidio liberale importante per i diritti dei cittadini, lo avevo nel mio programma elettorale, anche se sono all’opposizione, voto e invito a votare sì”, ha detto. E ancora: “Non esiste, non c’è nulla in questa riforma, nulla, in qualsiasi modo o maniera, che possa sottoporre il pubblico ministero al governo. Non c’è niente, quindi questa cosa non è vera. E se uno dice poi magari lo faranno, dovranno fare un’altra legge costituzionale, io voterei contro, ma sarebbe un’altra legge. Quindi no, non c’è questa paura”.
La questione giudici, magistrati e le carriere
Nel dialogo con Vespa, il conduttore ha domandato: “Perché i due consigli superiori della magistratura è un’alta corte disciplinare, con magistrati sempre in maggioranza e comunque sorteggiati, darebbe maggiori garanzie dell’attuale consiglio superiore della magistratura?”. La risposta di Calenda è stata chiara: “Perché innanzitutto non sarebbero insieme giudici e pubblici ministeri a decidere le carriere reciproche, perché è chiaro che allora il giudice non può essere terzo, come prevede la nostra Costituzione. E in secondo luogo perché le correnti della magistratura, che sono dei partiti politici della magistratura, condizionano tutto, chi va dove, non c’è nessuna meritocrazia e non rispondono mai di nulla ai magistrati”.
E ancora: “Su 1500 domande o comunque richieste di analisi, provvedimenti giudiziari, alla fine le sospensioni del magistrato sono quattro. Quindi vuol dire che è totalmente oggi irresponsabile rispetto a quello che fa”.
Secondo Calenda, le cose dovrebbero andare meglio con la Riforma “perché il sorteggio fa sì che le correnti della magistratura non contano niente, perché non possono eleggere. E quindi a quel punto ci sono dei magistrati, quindi gente che capisce di diritto, che deve valutare nel merito. Se io sono un giovane magistrato non mi devo iscrivere per forza a una corrente della magistratura. E soprattutto i pubblici ministeri stanno con i pubblici ministeri, ma non stanno insieme ai giudici. E quindi l’avvocato è veramente a parità di armi con il pubblico ministero rispetto al giudice terzo”.