Uno strumento a doppio taglio

Sapere come funzionano i fidi bancari è fondamentale nel momento in cui si pensa di richiederne uno: i rischi per i privati sono alti.

Quando si dovrebbe richiedere un fido bancario?

Il fido bancario è nella pratica una somma che una banca mette a disposizione di un suo correntista affidabile nel momento in cui questi sia a corto di liquidità.

Dopo aver esaminato accuratamente la condizione economica, patrimoniale e la solidità finanziaria generale del correntista, la banca decide se concedere o no il fido. La somma massima che un istituto bancario può concedere ammonta a 5.000 Euro, gli interessi che la banca è autorizzata a richiedere variano invece da caso a caso. Sono in genere piuttosto alti e aumentano sensibilmente nel momento in cui il beneficiario del fido fosse in ritardo con i pagamenti.

E’ bene sapere che le banche sono più propense a concedere fidi alle aziende che ne facciano richiesta piuttosto che ai privati, perché le aziende sono in grado di offrire garanzie migliori e possono contare su flussi finanziari periodici consistenti, tali da fornire gli strumenti economici necessari a restituire il fido.

Come funzionano i fidi bancari?

La somma che la banca stabilisce di mettere a disposizione del suo cliente non deve necessariamente essere usata nella sua totalità e il beneficiario sarà tenuto al pagamento degli interessi soltanto sulla somma effettivamente utilizzata.

Questo dettagli del funzionamento dei fidi li rende apparentemente più convenienti dei finanziamenti classici. La tassa CDF, di recente imposizione, ha un costo dello 0,50% trimestrale, mentre la CIV, che viene applicata se al termine del trimestre il conto corrente del richiedente è in rosso, è piuttosto elevata.

E’ estremamente saggio quindi ponderare attentamente quanto sia realmente conveniente richiedere un fido e quanto alto sia il rischio concreto di vedere il proprio conto finire in rosso.

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