La notte di Belloni e le ultime speranze di Casini: come si è arrivati al Mattarella bis nell’indiavolata corsa al Quirinale.

Il 28 gennaio era tutto fatto per l’elezione della prima Presidente della Repubblica donna, assicuravano Conte e Salvini, e il 29 gennaio la Camera tributava un lungo applauso a Sergio Mattarella, rieletto Presidente della Repubblica. Ma come si è arrivati al Mattarella Bis? Cosa è successo nella lunga, lunghissima notte tra il 28 e il 29 gennaio?

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

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La serata chiave per il Colle

Si arriva al 28 gennaio con i nervi tesi, con troppe fumate nere alle spalle, con la pancia del Parlamento che invoca Mattarella, con le prime fratture all’interno dei partiti e delle coalizioni e con la consapevolezza da parte dei leader di dover chiudere la partita nel giro di poche ore.

Si vagliano tutte le alternative ancora rimaste in piedi dopo che macchina politica ha bruciato svariate candidature. Di fatto si arriva alla sera del 28 gennaio con una rosa ridotta. Cartabia, Draghi, Casini, Severino, Belloni e l’ultima spiaggia, Mattarella, il nome e il volto del fallimento della politica.

Sembra che tutti i leader del Centrodestra, incluso Salvini, concordassero su un punto: non chiudere la partita con un secondo mandato a Mattarella. L’idea sembra condivisa da Conte e accettata da Letta, che pure vede in Mattarella l’unica alternativa credibile a Draghi. Almeno senza un clamoroso colpo di scena, senza una grande intuizione su un candidato condiviso.

Montecitorio Parlamento
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Il caso Belloni e la tentazione Casini: come si arrivati al Mattarella bis

Nella lista che circola nella serata tra il 28 e il 29 gennaio c’è il nome di Belloni. Salvini e Conte accettano, Grillo benedice la candidatura con un tweet. Addirittura Giorgia Meloni dice sì. Il Pd si spacca. Molti non accettano l’idea di mettere il capo dei servizi alla guida del Paese. Forza Italia tira il freno, Italia Viva si mette di traverso. Ma i numeri per portare Belloni al Colle ci sono. Almeno sulla carta.

Un’ala del Pd, Forza Italia e Italia Viva organizzano in pochi minuti la resistenza coinvolgendo anche altre forze del Centro. Anche Luigi Di Maio viene coinvolto. L’ex numero uno del Movimento 5 Stelle dice Draghi, se al Colle deve andare un tecnico, o Casini, se la scelta dovesse ricadere su Mattarella. Su Casini c’è il veto della Lega. Dalla pancia di Forza Italia arriva la spinta per Sergio Mattarella, anche perché Draghi non sembra avere i numeri e il premier non può essere bruciato. Se non passa deve dimettersi.

Con una mossa politica da destra e da sinistra alcuni voti vengono dirottati su Mattarella già dalla quinta votazione in poi. Quella di Casini si trasforma in una candidatura a rischio-quorum. Mattarella resta l’unica scelta con i numeri per chiudere la partita in tempi brevi.

I leader ne prendono atto e cambiano tavolo della partita. Tutti provano ad intestarsi il merito del bis mentre nei partiti e nelle coalizioni scoppia la guerra. Il Centrodestra non esiste più, Di Maio e Conte arrivano alla resa dei conti, il Pd in qualche modo tiene la barra a dritta o esce con meno danni collaterali.

Il resto è storia. Draghi veste i panni dell’intermediario, poi capigruppo e Presidenti delle Regioni si recano al Colle per formalizzare la richiesta. Ottava votazione, fumata bianca e Mattarella bis.

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ultimo aggiornamento: 30-01-2022


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