La Fed ha concluso la riunione di due giorni arrivando alla decisione di alzare i tassi dello 0,25%. Trump aveva pressato la banca centrale affinché non ci fosse un ulteriore rialzo.

NEW YORK (USA) – La Fed mantiene le “promesse” e aumenta ancora i tassi d’interesse. Al termine dell’attesa riunione del Federal Open Market Committee, la banca centrale americana ha portato il costo del denaro tra il 2,25% e il 2,5%, incrementandolo di 25 punti. E’ la quarta stretta della Federal Reserve nel 2018.

Frena il Pil

La Fed, nel documento finale, garantisce che ci saranno ulteriori aumenti. Secondo gli analisti, la soglia toccherà il 3%. L’economia statunitense è prevista in rallentamento: secondo la Federal Reserve il pil salirà del 2,3%, in calo rispetto alla stima precedente al 2,5%. In leggero calo l’inflazione, stimata all’1,9% sia nel 2018 che nel 2019.

Donald Trump
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Il presidente incassa il colpo

La decisione della Fed è politicamente rilevante, dato che appena 48 ore fa Donald Trump aveva esortato attraverso twitter a non alzare i tassi: “E’ incredibile che la Fed consideri un altro aumento dei tassi di interesse con un dollaro molto forte, virtualmente no inflazione, il mondo fuori dagli Stati Uniti che esplode, Parigi che brucia e la Cina che frena“.

L’indipendenza di Powell

La politica monetaria portata avanti dalla Fed è invisa alla Casa Bianca. L’attuale presidente è Jerome Powell, nominato lo scorso 5 febbraio proprio da Trump, in sostituzione di Janet Yellen, la quale non ha avuto la possibilità del secondo mandato. Fin dal suo insediamento, Powell (politicamente repubblicano) ha portato avanti l’azione di normalizzare la politica monetaria dopo i miliardi impiegati per stimolare l’economia americana.

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Fed federal reserve Jerome Powell tassi d'interesse TRUMP

ultimo aggiornamento: 20-12-2018


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