Organizzato un sit-in davanti al tribunale di Roma per la nuova udienza preliminare in merito all’omicidio di Giulio Regeni.

In seguito alle comunicazioni, arrivate sia dal ministero della Giustizia che dai carabinieri del Ros, riguardo la totale chiusura da parte dell’Egitto in merito ad una collaborazione con l’Italia sul caso di Giulio Regeni, il gup di Roma, Roberto Ranazzi, ha disposto la sospensione dell’attuale procedimento a carico dei quattro agenti egiziani accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso il ricercatore italiano nel 2016.

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L’Egitto non vuole collaborare

Il processo è stato rinviato al 10 ottobre 2022, in modo tale da ascoltare il capo del dipartimento del ministero della Giustizia, Nicola Russo, sui possibili esiti della richiesta di chiarimenti. In tale data, si verificherà qualora ci siano elementi nuovi. Qualora non ci fossero, si procederà ad un ulteriore rinvio. Il gup ha parlato di argomentazioni “pretestuose” della procura Generale egiziana. Il rifiuto da parte delle autorità egiziane di collaborare, stando al gup, è un “dato di fatto”.

Giulio Regeni
Fiaccolata per Giulio Regeni

La posizione di non cooperazione da parte dell’Egitto emerge dalla nota inviata al Gup di Roma, Roberto Ranazzi, nel giorno dell’udienza che ha visto i quattro agenti accusati di aver sequestrato, torturato e ucciso il ricercatore nel 2016. Lo scorso gennaio, infatti, il giudice aveva chiesto al Governo italiano di cercare una “interlocuzione” con le autorità egiziane. Nel documento trasmesso a piazzale Clodio, il ministero ha parlato del “rifiuto dell’Egitto di collaborare nell’attività di notifica degli atti”, oltre al rifiuto dell’Egitto di far incontrare la ministra Cartabia con il suo omologo del Cairo.

Il sit-in per Giulio Regeni

Tanti i volti noti al sit-in per Giulio Regeni a piazzale Clodio. Tra questi, il presentatore Flavio Insinna, che ha dichiarato: “Perché sono qui? La domanda è da porre al contrario. Perché non esserci? Bisogna esserci. Come ha detto la mamma di Giulio su quel viso ha visto tutto il dolore del mondo, non dobbiamo darci pace fino a quando non si arriverà alla verità. Lo dobbiamo alla famiglia, alla parte buona di questo Paese. Voglio vivere in un Paese, come dice il Papa, che ritrovi un senso di fraternità, dove il tuo dolore diventa il mio”.

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ultimo aggiornamento: 11-04-2022


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