Crisi di governo, Giuseppe Conte potrebbe essere il premier di un governo Movimento 5 Stelle-Pd. Ma Zingaretti e Renzi hanno dubbi sull’avvocato.

In occasione del discorso di Giuseppe Conte al Senato l’opinione pubblica è stata rapita da due fattori certamente degni di nota. Il lungo attacco a Salvini, che va dal rispetto delle regole ai timori per una deriva estremista (quando fa riferimento ai pieni poteri invocati dal leghista) e la parola fine, ossia le dimissioni.

Il discorso di Conte al Senato

Quello che non tutti hanno notato è il programma messo sul piatto da Conte nel corso del suo intervento. Dopo aver rivendicato il lavoro svolto con i gialloverdi ha elencato i punti di quello che a tutti gli effetti è sembrato un programma politico. E i più attenti sono tornati a parlare di Giuseppe Conte come premier di un possibile governo Pd-Movimento 5 Stelle.

Di seguito il video del discorso di Giuseppe Conte al Senato

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Le mie comunicazioni in diretta dal Senato

Pubblicato da Giuseppe Conte su Martedì 20 agosto 2019

Giuseppe Conte potrebbe essere il premier di un governo movimento 5 Stelle-Pd

Gli attacchi a Salvini fanno sorridere e applaudire anche i senatori del Partito democratico, i pochi appunti mossi a Di Maio fanno invece storcere il naso ai dem. Il Movimento Cinque Stelle ha innalzato Conte come nuovo leader. I pentastellati hanno osannato il presidente del Consiglio, n grado di mettere in ombra anche Di Maio, che ha preferito non esporsi nelle ore caldissime che hanno portato alla fine del governo.

Giuseppe Conte
Fonte foto: https://www.facebook.com/pg/GiuseppeConte64

I dubbi del Partito democratico

Giuseppe Conte è l’uomo forte, quello che il MoVimento presenterà al Pd come premier di una nuova coalizione di governo. Ma i dem non apprezzano. L’avvocato del popolo è diventato una figura troppo ingombrante e paga lo scotto di essere stato il premier anche di Salvini. E di non averlo arginato nei mesi al governo. Anche su questo punto il premier dimissionario ha voluto puntualizzare: “Le comunicazioni sono avvenute in via privata in nome della leale collaborazione invocata il 3 giugno“.

Nicola Zingaretti chiede che anche il MoVimento si assuma le proprie responsabilità e sicuramente non vuole Giuseppe Conte come presidente del Consiglio. A differenza di Mattarella, che apprezzerebbe la continuità anche alla luce dei rapporti con la nuova Europa.

Le conseguenze della crisi di governo

La trattativa tra le parti (M5S, Pd e Conte) è ancora apertissima e lontana dalla sua conclusione. Tutto può ancora succedere e il futuro si delineerà solo dopo l’inizio delle consultazioni al Quirinale (il calendario).


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