La Cina si difende: la repressione di piazza Tiananmen fu la scelta corretta

Il governo cinese difende la strage di piazza Tiananmen a trent’anni di distanza dalla sanguinosa repressione della protesta degli studenti.

Strage di piazza Tiananmen, il governo cinese difende la sua decisione. Con una comunicazione pubblica decisamente sorprendente, il governo cinese ha deciso di difendere la repressione di piazza Tiananmen, una delle pagine più nere della recente cronaca del paese.

Il ministro della Difesa cinese: La repressione delle proteste in piazza Tiananmen fu una giusta decisione

La repressione delle proteste degli studenti pro-democrazia del 1989 di piazza Tiananmen fu la giusta decisione“, ha dichiarato il ministro della Difesa cinese Wei Fenghe provocando ovviamente le reazioni dell’opinione pubblica che non ha propriamente apprezzato la presa di posizione pubblica e ufficiale del governo cinese. “Si trattò di una turbolenza politica e il governo centrale prese le misure decisive e i militari presero le misure per fermarla e calmare il tumulto. Questa è la strada giusta. E’ la ragione della stabilità del Paese che è stata mantenuta“, conclude il Ministro.

Le parole del ministro della Difesa arrivano a trent’anni dalla repressione. Nonostante i decenni intercorsi dai sanguinosi accadimenti di piazza Tiananmen, la dinamica dei fatti resta ancora incerta.

Strage Piazza Tiananmen
Fonte foto: https://www.facebook.com/giuseppe.vergata.

La repressione in piazza Tiananmen: la strage del 1989

Nel mese di aprile del 1989 prima decine e poi centinaia di cittadini si riversarono nella storica ed emblematica piazza per onorare la memoria di Hu Yaobang, Segretario generale del Partito Comunista Cinese, morto in seguito a un arresto cardiaco.

La protesta, inizialmente pacifica, si trasformò in una guerriglia urbana tra gli studenti e le forze di polizia.

Dopo settimane di contestazioni e scioperi, la manifestazione aveva ormai assunto le dimensioni di un fenomeno di massa, visto come una minaccia dal governo cinese.

Da qui la decisione, presa dal presidente della Commissione militare centrale Deng, di schierare l’esercito per disperdere i manifestanti. Nella notte del 3 giugno le truppe iniziarono a muovere verso la piazza e, di fronte alla resistenza dei manifestanti, eseguirono gli ordini aprendo il fuoco.

Il bilancio delle vittime resta un mistero. Il governo cinese ha parlato di decine di caduti, i servizi segreti americani parlano di centinaia di morti, la croce rossa addirittura di migliaia di vittime.

ultimo aggiornamento: 02-06-2019

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