Il Milan torna alla vittoria: piccola rivincita per Montella

Il tecnico rossonero era stato uno dei pochi a predicare calma nel momento più buio, affidandosi alle buone prestazioni della squadra.

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Montella Milan – Fuori Montella, dentro Mazzarri. Fuori Montella, dentro Sousa. Fuori Montella, dentro Ancelotti. In ogni caso, fuori Montella. È stato questo il leitmotiv delle ultime settimane rossonere, da quella nefanda trasferta genovese contro la Samp di Giampaolo alla fondamentale vittoria del Bentegodi di ieri sera. Un lungo periodo di digiuno dalla vittoria (eccezion fatta per quella rocambolesca con il Rijeka) che aveva aumentato a dismisura il numero di coloro che disapprovavano il mister di Pomigliano d’Arco in tutte le sue sfaccettature, dal piano della comunicazione a quello prettamente tecnico. Un profilo non idoneo a guidare un Milan ambizioso, desideroso di tornare, sotto la guida italo-cinese, ai fasti di berlusconiana memoria. Un progetto partito quest’estate con ritmo frenetico, per cercare di colmare fin da subito il gap con le altre big italiane. In quest’ottica, la pazienza non può essere troppa: non si può avanzare al trotto se le altre galoppano. Tuttavia, negli scorsi giorni, dopo il pari col Genoa e il conseguente Tapiro vinto, Montella aveva orgogliosamente ribadito: “Sono mancati i risultati ma mi tengo il gioco di questo Milan“. La ‘fatal Verona’ stavolta sembra aver dato ragione a lui e torto ai tanti detrattori…

Montella Milan: la rivincita del tecnico

A mente lucida, un’analisi sulle parole di Montella può far emergere alcuni dati che effettivamente confortano la tesi del tecnico. Perché, se è vero che nella trasferta di Marassi il Milan non si è realmente presentato, le altre gare non erano poi state così indegne. Contro la Roma i rossoneri dominarono per 70 minuti, venendo schiacciati dal peso di una deviazione mortale che portò alla rete di Dzeko e alla deflagrazione delle ambizioni del Milan in quella partita. D’altronde, perdere con questa Roma non è una vergogna: da anni i giallorossi sopravanzano il Milan in classifica, e non certo per casualità. Il derby poi aveva avuto un doppio volto: primo tempo mediocore (non pessimo), secondo brillante ma sfortunato. Se c’era una squadra a dover uscire con i tre punti da San Siro, se si tiene conto della ripresa, non era certo quella nerazzurra. Tralasciando lo scialbo e deludente pari con l’Aek, arrivato in un momento di grande confusione e in un ambiente tutt’altro che semplice da gestire, con ventimila tifosi delusi pronti a manifestare il proprio dissenso, lo zero a zero col Genoa è piuttosto bugiardo: con un uomo in meno la squadra di Montella era comunque riuscita a controllare la gara, sfiorando in più di un’occasione la rete che sarebbe valsa i tre punti. Insomma, le prestazioni non sono quasi mai mancate, fatta eccezione per Marassi e per l’Aek.

Montella Milan: Juventus banco di prova

Ovvio che tale analisi si scontra con una realtà dei fatti che inchioda Montella alle proprie responsabilità. Perché le prestazioni possono anche essere state all’altezza, ma i nove punti di distacco da Juve e Lazio, quarte in classifica, sono poco giustificabili a questo punto della stagione. L’obiettivo Champions non è fondamentale per il Milan, ma sarebbe comunque importante al fine di evitare di porre un freno a una crescita che i tifosi e la proprietà avrebbero voluto costante e piuttosto rapida. Sono pochi gli allenatori ad essere sopravvissuti a una crisi di risultati. In tal senso, anche se la rivale si chiama Juventus, Montella dovrà cercare di ottenere almeno un punto dalla prossima gara. Se dovesse infatti arrivare un’altra sconfitta, giustificare una sua permanenza sulla panchina rossonera diverrebbe complesso per Mirabelli e Fassone. Al di là del gioco, delle casualità e del tempo che arriva per tutti, prima o poi…